Bergamo per lui è stata una città come un'altra delle tante in cui ha lavorato e creato. Ma, viceversa, all'architetto milanese Piero Portaluppi (1888-1967) Bergamo e provincia sono legate a filo doppio. Merito di due edifici simbolo del territorio: l'Accademia Carrara e la Centrale idroelettrica di Zogno, entrambi nel curriculum di uno dei più grandi progettisti del XX secolo. Ora un documentario omaggia Portaluppi e lo fa nella cornice internazionale del Festival del film Locarno. La kermesse della Svizzera italiana ospita fuori concorso «L'amatore» di Maria Mauti. «Questo film nasce da un lungo percorso di ricerca e studio sulle pellicole in 16 mm che Piero Portaluppi ha girato dice la regista . Nel 2000, un suo pronipote le ha trovate per caso, ammassate in una cassapanca. Da lì è partito il mio lavoro». Il materiale filmato, riordinato dalla Mauti, racconta le passioni di un uomo di ingegno multiforme che da cineamatore racconta la Storia (che gli sta capitando, sono gli intensi anni '20 e '30) e da architetto la costruisce. Nel film è emblematica la ripresa di Portaluppi a Mussolini mentre, nel 1930, inaugura a Milano il Planetario, che l'architetto aveva progettato. Oltre all'Osservatorio, «L'amatore» celebra altri suoi capolavori, come la milanese Villa Necchi Campiglio, il palazzo dell'Arengario in piazza del Duomo, oltre alla sua dedizione alla progettazione di centrali idroelettriche. Come quella di Zogno, capolavoro liberty di inizio '900. Un incendio danneggia l'edificio nel 1913. Tre anni dopo, in pieno primo conflitto mondiale, Portaluppi è chiamato a metterci mano, con una complessa opera di ricostruzione. Efficace perché, passati cent'anni, l'aspetto della centrale è ancora specchio della sua epoca. Dopo la prima e la seconda guerra, per lui ci sono altre commissioni. Quelle destinate alla ristrutturazione di edifici danneggiati o alla voglia di aprire un nuovo corso, che percorra il bello, guardi al futuro e si lasci alle spalle il conflitto. Qui si colloca l'ampliamento dell'Accademia Carrara, commissionato a Piero Portaluppi nel 1952. Il suo progetto cambia faccia all'edificio. È più grande e più ordinato e ne valorizza le collezioni. Il titolo del documentario è stato scelto perché «la parola amatore nella nostra lingua ha più significati spiega la Mauti che si adattano a Portaluppi». In italiano, l'amatore è «sia un seduttore sia un dilettante. Lui era entrambe queste cose, un amatissimo architetto e un cineasta non professionista. E molte altre». Per rendere le luci e le ombre di un personaggio così complesso, l'autrice si è servita di prestigiose collaborazioni. I monologhi sono dello scrittore Antonio Scurati, ex professore all'Università di Bergamo. Li recita «un'attrice simbolo, una donna colta e una persona meravigliosa», Giulia Lazzarini. Per le strade di Milano e Bergamo, ora nei cinema di Locarno. L'amatore Piero Portaluppi è da amare.