Ci risiamo con il Bigio. Il vuoto di piazza Vittoria deve essere riempito, dicono. In che modo? A suo tempo la ricollocazione dell'opera di Dazzi aveva suscitato un vespaio di polemiche pro e contro senza giungere a soluzioni condivise. Le nuove ipotesi proposte riaccendono il problema e sono tutte interessanti, ma credo di dubbia praticabilità ed efficacia. Collocare un'opera contemporanea sarebbe come accostare ad un quadro del Canaletto non la musica di Vivaldi ma quella di Giuseppe Verdi. Si è scritto molto per un problema che forse problema non è. La sistemazione della piazza ha portato anche a riproporre il piedistallo per mantenere l'originaria disposizione. Questo però avrebbe voluto dire che sul piedistallo andava ricollocata l'opera originale. Allora perché farlo se non si voleva utilizzare la statua? Perché creare le condizioni di uno scontro quasi inevitabile tra la popolazione? Logica vorrebbe che, se si pensa di mantenere intatta l'architettura complessiva della piazza e il suo significato storico, la statua andrebbe ricollocata al suo posto senza per questo essere accusati di riaprire una ferita mai del tutto rimarginata. Altre soluzioni, a mio avviso, sono il frutto della ricerca di alternative che non esistono. Si tratta di un'opera del periodo fascista e, come tale, dovrebbe essere interpretata. Altrimenti uguale sorte dovrebbe essere riservata a tutto quanto di artistico è stato prodotto nel Ventennio. Giustamente siamo fieri di D'Annunzio e del suo Vittoriale e non ci sogniamo di etichettarlo come uno dei momenti più evidenti di esaltazione del Ventennio. Per piazza Vittoria ci sono poi motivi di opportunità, certamente legittimi. Tuttavia non credo che la statua possa mettere a repentaglio la salute mentale dei bresciani. Sono passati oltre settant'anni, un tempo ragionevole per guardare al Ventennio con le sole lenti della storia. Forse la domanda è un'altra: la statua ha un suo valore artistico, al di là di rappresentare il potere del fascismo? Sembra, dai vari dibattiti, che non l'abbia. Allora tanto vale eliminarla così si pone fine al problema. Oppure venderla a qualche collezionista o museo che intende mantenere vive le testimonianze di un'epoca della nostra storia, come monito per le future generazioni. Alla fine, piaccia o no, è sempre un'opera d'arte prodotta in un periodo oscuro, ma non per questo deve essere necessariamente condannata all'oblio. Mantenerla nel deposito significa avere timore che possa suscitare qualche nostalgia di troppo. Sono ben altri i pericoli che di questi tempi la nostra società corre.
Brescia, il falso problema chiamato bigio
Il testo discute la ricollocazione della statua del Bigio in piazza Vittoria a Brescia. Le proposte di ricollocazione sono state oggetto di polemiche e sono state avanzate diverse ipotesi, ma la testata sostiene che queste ipotesi sono di dubbia praticabilità ed efficacia. La testata propone di mantenere l'originaria disposizione e di ricollocare la statua al suo posto senza creare condizioni di scontro con la popolazione. Altre soluzioni sono considerate come frutto della ricerca di alternative che non esistono. Il testata sostiene che la statua sia interpretata come opera del periodo fascista e che non dovrebbe essere etichettata come tale.
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