Allestimento realizzato nella «Fullonica di Stephanus» POMPEI. Due ulteriori attrazione in quella straordinaria Disneyland dell'antichità che sono gli scavi di Pompei, sempre più, per volontà del ministero e della sovrintendenza archeologica, museo oltre che monumento. Nella Palestra grande, già incubatore di preziose vestigia dell'antichità, sono esposti per la prima volta i reperti naturalistici ritrovati nel sito di Moregine fuori dal perimetro urbano. Allo stesso tempo, sempre nell'ambito della concezione degli Scavi come museo diffuso, è stato completato l'allestimento della Fullonica, cioè la lavanderia e tintoria, di Stephanus. A presentare le due straordinarie testimonianze della vita quotidiana della città romana direttamente il sovrintendente Massimo Osanna. Prima tappa la Palestra. Grande suggestione suscitano nei visitatori legumi e frutti carbonizzati che Osanna considera «espressioni della Dieta mediterranea ante litteram». E infatti, opportunamente sistemati in una struttura in cristallo temprato, si ritrovano fichi secchi, noccioli di pesca, noci, mandorle, datteri, legumi decorticati, addirittura una pagnotta, ma anche attrezzi agricoli come la roncola, un cestino di vimini, le preziose tabulae ceratae contenenti documenti amministrativi. Ma particolarmente «toccante», la definizione è sempre del sovrintendente, pezzetti di sughero di sandali di qualche persona che era fuggita a Moregine, nei pressi dell'antico porto, pensando di trovare scampo dalla furia distruttiva del Vesuvio. Attraverso la principale via dell'Abbondanza si giunge alla Fulloncia di tale Stephanus così identificata da un'iscrizione elettorale all'ingresso. Come spesso accadeva in molti altri luoghi lavoro, anche nell'antica lavanderia, non si lavorava solo. E infatti in un ambiente sul fondo della domus sono stati disposti arredi e utensili di cucina, ritrovati in situ : padelle, pentole e brocche in bronzo, coperchi e piccoli contenitori di terracotta per gli ingredienti. Una pentola è su un treppiede e ciò dimostra che i contenitori per la cottura degli alimenti potevano essere a contatto diretto con le braci sia sfruttare il riverbero delle braci stesse. L'allestimento attuale ricalca quelle effettuato nel 1916 dall'archeologo Vittorio Spinazzola, successore di Giuseppe Fiorelli e autore pochi anni prima dello scavo della Fullonica, nell'ambito di una più ampia campagna di scavo in via dell'Abbondanza. Quello di Stephanus non è l'unico laboratorio per il lavaggio e il trattamento dei tessuti rinvenuti a Pompei, ma sicuramente il più grande. All'interno si trovano grandi vasche in muratura per risciacquo dei tessuti con acqua corrente e bacini per la tintura. Per il lavaggio e la smacchiatura venivano usati argilla e orina, sia umana che di animali. Pare che particolarmente efficace fosse quella di cammello che veniva importata. Lo sbiancante naturale veniva raccolto in grandi vasi e conservato non lontano dalla cucina: una circostanza che rende l'idea della promiscuità "funzionale" che regnava all'interno delle case-laboratorio dell'antichità. La Fullonica è stata restaurata tra il 2014 e il 2015 con i fondi del Grande Progetto Pompei.
Un'antica cucina romana torna negli Scavi di Pompei. In mostra frutti del 79 d.C.
Nella Fullonica di Stephanus POMPEI, un'attrazione all'interno degli scavi di Pompei, sono stati esposti per la prima volta i reperti naturalistici ritrovati nel sito di Moregine. Il sovrintendente Massimo Osanna ha presentato le due testimonianze della vita quotidiana della città romana. La Palestra grande ospita legumi e frutti carbonizzati, come fichi secchi e noci, che Osanna considera espressioni della Dieta mediterranea ante litteram. Nella Fullonica, sono stati completati l'allestimento della lavanderia e tintoria, con grandi vasche per risciacquo e bacini per la tintura. Venivano usati argilla e orina, sia umana che di animali, per il lavaggio e la smacchiatura.
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