Mario Vargas Llosa, inorridito dalla Tate Modern di Londra, sul País ha attaccato l'arte contemporanea. C'è una «congiura» di gallerie, musei, critici, riviste, collezionisti, professori, mecenati e mercanti che si son messi d'accordo per «ingannarsi e ingannare mezzo mondo e permettere che pochi si riempissero le tasche grazie a una simile impostura». Llosa sa che anche prima c'erano simili meccanismi, ma dice con nostalgia c'erano anche artisti e critici che resistevano al sistema. Siete d'accordo con il Nobel peruviano? Bene. Ma allora siete d'accordo anche con uno come Andrea Dipré che anni fa a Mi manda RaiTre aggredì Achille Bonito Oliva e la sua Transavanguardia. Certo, c'è un abisso tra questi due pulpiti, e tanto più il rischio di caderci dentro. Un buon salvacondotto, antidoto al trombonismo nostalgico e alla critica isterica, è la lettura di Vraghinaroda (20090 Editoria e Comunicazione), saggio allucinato di Tommaso Labranca, pioniere degli studi sul cialtronismo, con libri quali Andy Warhol era un coatto (Castelvecchi) e Chaltron Hescon (Einaudi). Il successo di creatori e mediatori dell'arte, a colpi di sterili provocazioni e mostre spettacolari, è dovuto all'entusiastica ignoranza conformista di Charlie. Chi è Charlie? Nella guerra in Vietnam, Charlie, come sanno i fan di Apocalypse now , sono i vietcong, e «no fa surf». In Italia, Charlie è la vittima dell'educazione cattolica in un'opera di Cattelan; infine, il nichilista adolescente nella canzone dei Baustelle ( Charlie fa surf ). Charlie, dice Labranca, è l'eterno adolescente arrogante, che si sente creativo e dell'arte crede di capire anche ciò che non c'è da capire: vuole condividere e apprezzare, con un like o un selfie sui social, vuole esserci per esistere. Artista mancato, nel nome del potrei-ma-non-voglio, è un critico senza spirito critico, è cinico senza studi filosofici. I Charlie sono tanti, ovunque, intorno a noi. A volte, siamo noi. Quando affittiamo un pedalò e ci crediamo il popolo del surf.
I Charlie dell'arte: popolo di potrei ma non voglio
Mario Vargas Llosa ha attaccato l'arte contemporanea, affermando che ci sia una congiura di gallerie, musei, critici e collezionisti che si sono messe d'accordo per ingannare il pubblico. Llosa sostiene che ci siano ancora artisti e critici che resistono al sistema, ma che la maggior parte è composta da persone che si sentono creativi e artistici, ma in realtà non lo sono. Vargas Llosa cita l'esempio di Andrea Dipré, che ha aggredito Achille Bonito Oliva e la sua Transavanguardia. Il saggio di Tommaso Labranca, "Vraghinaroda", critica questo tipo di comportamento e sostiene che la vera arte è quella che si oppone al conformismo e alla superficialità.
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Luogo