LUCCA Secoli fa fu la villa di svago di Paolo Guinigi, signore di Lucca nei primi trent'anni del 1400. Oggi rappresenta uno degli edifici più antichi della città, costruito, a partire dal 1413, appena fuori le mura duecentesche. Dentro le sue stanze è racchiusa tutta la storia di Lucca, grazie a una collezione che, partendo dall'antichità, ovvero dalle testimonianze archeologiche dei primi insediamenti, si snoda attraverso i secoli per arrivare a esponenti noti del Manierismo, della Controriforma e Neoclassicismo. Ecco Villa Guinigi, protagonista del nuovo appuntamento di Lucca di Notte, l'iniziativa editoriale promossa da Il Tirreno per raccontare le bellezze della Lucchesia riprese in notturna grazie agli spettacolari scatti di Fabio Muzzi. Dal 1968 museo nazionale, Villa Guinigi dal punto di vista architettonico è caratterizzata da un arioso portico a otto arcate, affacciato su un giardino fiorito, e da un'ininterrotta fila di trifore, espressione tipica dello stile tardo-gotico lucchese. Le opere esposte sono intimamente legate alla storia di Lucca, ognuna un tassello per ricostruire la cultura figurativa della città, dalle origini fino al XVIII secolo. Il nucleo principale delle collezioni risale agli indemaniamenti dei beni ecclesiastici precedenti e successivi all'unità d'Italia, cui poi si sono aggiunti materiali provenienti da scavi, nuove acquisizioni, doni e depositi di vari enti. Lo stesso ordinamento museografico, che suddivide le opere cronologicamente, facilita questo affascinante viaggio, che inizia al piano terra con la presentazione dei reperti archeologici, quali i vasi cinerari della necropoli etrusca scoperta nel 1982 a San Concordio e i resti provenienti dai monumenti e dalle abitazioni di epoca romana. Al primo piano, invece, trova casa la sezione dedicata al periodo che va dall'alto medioevo al romanico: qua è possibile notare l'intensa attività dei lapicidi, tra cui emergono le opere dello scultore Balduino. All'XI secolo appartengono i raffinatissimi capitelli provenienti dalla Chiesa di San Giorgio di Brancoli, mentre risalgono al secolo successivo sculture provenienti dalla fabbrica della Cattedrale, fra i quali il Busto di San Martino. L'incontro tra la cultura lombarda e quella lucchese caratterizza poi il secolo XIII, periodo a cui risalgono le colonne provenienti dalla facciata della chiesa di San Michele. La sezione termina con la splendida Croce lignea (1210-1220) - Croce di Lucca o di Santa Maria degli angeli - firmata da Berlinghiero Berlinghieri: Berlingerius me pinit. Il museo prosegue con un grande salone centrale il cui allestimento allude alla navata di una chiesa: qua si trovano affreschi staccati, ricche tavole a fondo oro e sculture di autori locali e di stranieri attivi in città. Oltre a Giroldo da Como, Tino di Camaino e Francesco di Valdambrino, si segnala la presenza di opere di Deodato Orlandi e i preziosi trittici di Spinello Aretino e Angelo Puccinelli. Lo scenografico sfondo, infine, è affidato a Priamo della Quercia che con il suo Polittico riesce a combinare architettura, pittura e scultura. Il "passaggio" dal Gotico al Rinascimento si risolve nella sala successiva con le prime opere dal sapore rinascimentale, a testimonianza degli stretti rapporti della città di Lucca con l'ambiente artistico fiorentino. In questa sezione vengono mostrate due terracotte attribuite a Donatello raffiguranti la Madonna col Bambino. Il viaggio prosegue poi con l'Annunciazione realizzata da un seguace di Memling, dipinto fiammingo che testimonia la presenza di opere nordeuropee in città. Maggiore esponente del Rinascimento lucchese è Matteo Civitali di cui sono esposte tre Madonne col Bambino, una in marmo e due in terracotta dipinta, due busti raffiguranti l'Ecce Homo e la sconvolgente statua in legno raffigurante il Vir Dolorum. Di Zacchia da Vezzano sono la Madonna in trono tra i santi Sebastiano e Rocco e l'Assunzione della Vergine. Molto belle la Madonna tra i santi Giorgio, Giuseppe, Giovanni Battista e Sebastiano, realizzata da Amico Aspertini, il Padre Eterno benedicente tra le sante Maddalena e Caterina da Siena e la Madonna della Misericordia, entrambe opere di Fra Bartolomeo. Di quest'ultimo artista abbiamo anche la Madonna in trono tra i santi Stefano e Giovanni Battista. Infine, l'ultima sezione, dedicata al periodo compreso fra la Controriforma e il Neoclassicismo. Qua si possono ammirare opere come il Cristo consegna la chiavi a san Pietro di Federico Zuccari, l'Adorazione dei Magi del Cigoli, l'interessante Allegoria della libertà lucchese di Paolo Guidotti. Senza nulla togliere al patrimonio odierno del museo, tuttavia è niente in confronto a ciò che c'era nella villa al tempo di Paolo Guinigi: tesori d'arte, magnifiche suppellettili e drappeggi di seta persi dopo la caduta della signoria.