Renzi e Franceschini inaugurano il secondo livello espositivo dell'Archeologico La "superdirettrice" Eva Degl'Innocenti: "Tanti capolavori restituiti al pubblico" È un viaggio in un labirinto di bellezza quello che promette il MarTa, il museo archeologico nazionale di Taranto il cui completamento a lungo atteso è stato inaugurato ieri dal premier Matteo Renzi e dal ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini. Diciotto anni di tempo ci sono voluti perché il MarTa dopo due aperture parziali, nel 2007 e nel 2013 potesse tornare per intero al pubblico svelando così la storia della Magna Grecia, e non solo, attraverso un patrimonio di migliaia di reperti, molti dei quali inediti. A sottolineare la quantità e la qualità delle opere è stata Eva Degl'Innocenti, direttrice dal dicembre 2015: uno dei volti nuovi, italiani o stranieri, messi alla guida dei primi venti "supermusei" nazionali, con la riforma voluta dal ministro. «Questa è una giornata importante per tutto il Paese», ha commentato Franceschini. Il pezzo forte è l'apertura del secondo livello espositivo, dove è testimoniato il passato di Taranto dalla preistoria fino alla sua fondazione nel 706 avanti Cristo, come sola colonia spartana d'Occidente. «Oggi è un passo avanti: il prossimo saranno più risorse perché questo museo possa avere vita forte, presenza reale» ha promesso Renzi. E nel frattempo, oggi e domani, visite gratuite. Per ammirare, prima di tutto, la Tomba dell'Atleta, di nuovo visibile ai visitatori. In un allestimento che, ha sottolineato Degl'Innocenti, «mira a restituire lo stesso stupore degli archeologi al suo ritrovamento nel 1959, quando all'interno di un sarcofago fu ritrovato lo scheletro di uno sportivo del V secolo avanti Cristo con un corredo funerario unico, costituito da quattro anfore panatenaiche che simboleggiano la sua vittoria in quattro agoni sportivi ad Atene». Ma non solo. A essere svelato anche lo Zeus di Ugento, una scultura bronzea del 530 avanti Cristo di 74 centimetri che sorprende per la qualità della manifattura. Così come al primo piano del museo lasciano stupefatti gli Ori di Taranto: capolavori che «hanno ispirato maison dell'alta gioielleria di oggi da Bulgari a Cartier». O, ancora, una metopa appena rientrata da un prestito al Metropolitan di New York: un bassorilievo del III-II secolo avanti Cristo nel quale un cavaliere sovrasta un barbaro. Fino a tornare ventimila anni indietro nel tempo per lasciarsi incantare dalle Veneri di Parabita, statuine in osso di bue che raffigurano la dea madre. Una copia, invece, ma indistinguibile o quasi dall'originale, per la Persefone conservata all'Altes Museum di Berlino: «L'abbiamo realizzata con una scansione laser e rifinita a mano» ha raccontato l'architetto Beppe Fragasso, patron dell'impresa. Tutte novità che, ha assicurato Renzi, sono «l'occasione per provare a dare alla città non solo la bellezza della propria storia, ma anche la bellezza del proprio futuro».
Dagli ori alla Tomba dell'Atleta così rinasce il museo di Taranto
Ieri, il premier Matteo Renzi e il ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini, hanno inaugurato il secondo livello espositivo del museo archeologico nazionale di Taranto, il MarTa. Il museo, dopo 18 anni di attesa, è stato finalmente aperto al pubblico, svelando la storia della Magna Grecia e altri reperti archeologici. La direttrice del museo, Eva Degl'Innocenti, ha sottolineato la quantità e la qualità delle opere esposte. Il museo offre visite gratuite per oggi e domani, e il prossimo sarà dotato di risorse per avere una presenza reale.
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