IL CASO della cinquecentesca Villa Pallavicino- Gardino di Sampierdarena è sotto gli occhi di tutti: il suo piazzale è diventato un accampamento per i senzatetto, che con il caldo estivo esaspera gli abitanti della zona per il fetore di escrementi. Ancora a inizio Novecento la villa era una reggia di tremila metri quadri in riva al mare, con decorazioni in ardesia e imponenti scale in pietra.Ora questo edificio di cinque piani con pareti scolorite e decrepite, finestre senza vetri e porte sbarrate è rimasto strozzato tra via Buranello e Lungomare Canepa, in una zona circondata da grattacieli che la sera si svuota. Il piazzale della villa è diventato la casa per una dozzina di senzatetto: ci sono tende da campeggio, bancali per la frutta, teli di nylon, carrelli della spesa, scatole di cartone e cumuli spazzatura. Come nel caso dei rom che abitavano in Lungomare Canepa, sgomberati a metà giugno, la protesta dei sampierdarenesi che abitano o lavorano nei dintorni viaggia sui social e con ripetute segnalazioni al municipio. Nelle ultime settimane le lamentele si sono inasprite. «E' un problema noto contro cui facciamo i conti da tempo », riconosce il presidente del municipio Centro-Ovest, Franco Marenco. «Le persone con le tende sono già state sgomberate più volte, e più volte sono ritornate. Ma finché la villa non verrà recuperata è una lotta contro i mulini a vento». Il destino della villa è in mano a un gruppo di intermediazione immobiliare di Torino che ha uffici anche a Genova, l'Ipi s.p.a, proprietario dell'edificio da sei anni. «Non abbiamo certo comprato un rudere del genere, lo abbiamo preso come pagamento di un debito che altrimenti sarebbe andato perso», precisa subito l'amministratore del gruppo, Vittorio Moscatelli. Negli ultimi anni all'Ipi è arrivato solo un interessamento da parte di un'agenzia di pompe funebri. «Ma appena ha visto quanto è difficile fare dei progetti per i vincoli della Soprintendenza è scappata», aggiunge Moscatelli. «E il cantiere aperto proprio davanti al piazzale (per il Nodo di San Benigno, ndr) non aiuterà di certo». Le lamentele arrivano anche dall'amministrazione dei grattacieli del Centro San Benigno, che accusa Villa Gardino di portare degrado a una zona che già deve convivere con la prostituzione sin dal mattino. «Chi vive accampato si attacca agli idranti di emergenza dei grattacieli per avere l'acqua corrente, specialmente di weekend quando gli uffici si svuotano», attacca l'amministratore condominiale del Centro, Domenico Carmosino. «Potremmo fare un libro con le denunce. Cerchiamo di proteggere l'interno dei grattacieli con guardianaggi e chiusure dei cancelli.». La società Ipi di Torino ripete di essere aperta a qualsiasi scenario, dalla vendita alla ristrutturazione dell'immobile. L'obiettivo è sempre stato di conservare la versione storica delle facciate e convertire l'interno della villa in uffici, eccetto il piano terreno che si presta a un'attività di ristorazione come un bar o un ristorante. «Ma ogni progetto è sbattuto contro i vincoli della Soprintendenza, che a quanto pare sogna che l'edificio rimanga identico ai secoli scorsi», lamenta l'amministratore delegato di Ipi, Vittorio Moscatelli. «Dopo una lotta ci è stato concesso di avere un ascensore, ma con dei limiti; una serie di vincoli sugli impianti interni, come l'aria condizionata, e le cucine al pianterreno. Va bene preservare la villa, ma non è più una reggia in riva al mare».