Il 15 luglio 2016, a tre giorni di distanza dalla tragedia di Corato in Puglia quando due treni regionali si sono scontrati frontalmente sul tratto a binario unico della Bari-Barletta gestito dalla Ferrotramviaria spa., il direttore di "Libero", Mario Giordano, ha pubblicato un articolo dal titolo: "Tutta colpa degli archeologi. La tragedia del treno causata da tre ciotole". Numerose Associazioni archeologiche italiane e il Consiglio Superiore dei beni culturali e paesaggistici del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, presieduto dal prof. Giuliano Volpe, hanno espresso indignazione per quell'articolo in cui il direttore Giordano, informando i lettori sul fatto che gli archeologi avevano evidenziato la presenza di un sito archeologico nell'area dove è avvenuto l'incidente, avesse però mal utilizzato un antico argomento di ostilità verso le Soprintendenze archeologiche, per anni e anni da molti effettivamente accusate di ostacolare ferocemente il libero sviluppo dell'edilizia e delle infrastrutture, provocando anche consistenti danni economici a imprenditori e cittadini interessati a quelle imprese. A ciò si è sempre risposto, da parte del Ministero, che la tutela archeologica con il conseguente vincolo e divieto di costruire o comunque manomettere nelle zone tutelate, è una formidabile forma, oltre che di progresso della cultura, della conservazione culturale così necessaria al nostro paese, di salvaguardia generale per impedire orribili sconci, devastazioni territoriali, abusi poi legalizzati. Ma il luogo comune, che va ben al di là dell' intervento del direttore Giordano, è duro a morire. "Basta che troveno quattro serci per terra, argomentavano tanti amici romanacci della mia giovinezza, e te bloccheno tutto". E se non ti bloccano (quante volte l' ho sentito dire) ti ritardano e ti danneggiano. Impossibile esaminare una concreta statistica di tali lamentazioni ma è di enorme rilevanza il punto centrale della questione. Il Consiglio Superiore ha redarguito Mario Giordano sostenendo che i funzionari delle Belle Arti sono appunto preposti per Legge alla tutela e la tutela del patrimonio culturale della nazione è un valore assoluto per la pubblica amministrazione e concreto giovamento per il paese. Prima viene la tutela e la conservazione del patrimonio culturale della nazione (che comprende, praticamente in automatico, ciò che si trova sotto la terra e sotto il mare), poi gli interessi privati compatibili con la tutela stessa. Ma se c'è di mezzo la vita umana come la mettiamo? È da notare come non sia questo il caso, perché la tragedia di Corato pare sia avvenuta non per colpa degli archeologi che antepongono la sacrale intoccabilità delle antiche ciotole a quella della vita umana, ma per una serie di errori inerenti soltanto alla gestione tecnica della linea, errori che non hanno un rapporto diretto con la problematica culturale archeologica. L'Scmt (Sistema controllo marcia treno) che è un sistema tecnologicamente avanzatissimo e che garantisce in modo assoluto la sicurezza del viaggio specie a binario unico, su quella linea non c'era mentre c'era il cosiddetto "blocco telefonico" sistema assai meno efficace. Ed è ben possibile che ci sia stato qualche errore di comunicazione e di informazioni tra i capistazione ma questo è argomento di spettanza della Magistratura su cui abbiamo il dovere di non pronunciarci. Però non è vero che una forma aberrante di tutela archeologica applicata con cieco rigore abbia provocato la morte delle persone. La tutela del patrimonio culturale, vorrei permettermi di dire, non è mai stata causa della perdita di vite umane o di danneggiamenti alla salute o al benessere degli esseri viventi. La Legge e il buon senso non prescrivono niente di simile e neppure accidentalmente la tutela può provocare questo. C'è, in effetti, un progetto europeo per raddoppiare le linee sulla Bari-Barletta, e risulta che l' appalto non era stato ancora assegnato al momento della tragedia. L'archeologo fa il suo dovere nell'ambito di progetti consimili e riferisce sulla consistenza del patrimonio culturale nella zona interessata. Poi, partiti i lavori , collabora affinché i lavori stessi si facciano nel rispetto di una serie di parametri di cui la sicurezza delle persone e la tutela della salute sono al primo posto. Certo si potrebbe obbiettare: ma se in nome della tutela culturale gli archeologi competenti vietano di costruire il raddoppio su quella tratta, mettono dunque a rischio le vite umane? Ma non penso proprio! Tutt'al più suggeriranno (o anche imporranno là dove la Legge lo permette) di costruirlo in un altro punto del territorio dove il fine del lavoro, in questo caso ferroviario, possa essere conseguito lo stesso. Insomma la coscienza nazionale deve elevarsi a una esatta comprensione del compito delle Belle Arti e non equivocare sulla interpretazione di un episodio tremendo e funesto quale è quello di Corato. Nessuno sostiene che, in altri tempi e altre circostanze, i Soprintendenti alle Belle Arti non abbiano mai sbagliato nella attuazione della tutela assumendo persino comportamenti errati o addirittura arbitrari, cedendo alla corruzione e alla malversazione. È ovvio che è successo anche questo e i giornali hanno il sacrosanto dovere di individuare casi consimili, quando sono tali però. Ma in Italia esiste oggi un sistema di organizzazione, controllo e autocontrollo che rende pressoché impossibile che chi è addetto alla tutela si ponga, intenzionalmente o meno, come nemico della comunità dei cittadini residenti o visitatori. Non dobbiamo, in sostanza, demonizzare la funzione delle Belle Arti che è nobilissima e sovrana e nemmeno mortificarla con accuse infamanti e inverosimili, senza venir meno a quella funzione critica che è anzi intrinseca a una consimile disciplina. Dietro al discorso di Giordano (di cui non voglio certo mettere in discussione, né potrei, la libertà di esprimersi e la buona fede delle argomentazioni) potrebbe però trapelare l'atteggiamento di chi dice: "questi archeologi qualunque cosa trovano la considerano importantissima e ti boicottano le attività veramente utili e necessarie per le persone. Non sanno distinguere tra quello che conta sul serio e quello che non conta niente. Magari interessa loro soltanto fare una pubblicazione delle scoperte nello scavo e non gliene importa niente del bene comune. Basta che scavano e del pubblico interesse se ne fregano altamente". Vorrei, allora, che mi si citassero esempi acclarati di manifestazione da parte degli archeologi dello Stato o degli Enti locali di tale ignoranza e incoscienza. Proviamo a esaminarli insieme con serenità di mente e spirito critico, e sono sicuro che ci accorgeremo che la verità è molto più complessa e che per giudicare sul serio il lavoro di uno specialista bisogna avere anche un po' di cognizioni tecniche specifiche. Nessuno obbietta con il solo buon senso alla teoria di un fisico nucleare che magari, sulla base dei suoi studi e delle sue scoperte, ci prospetta guai per il futuro. Obiettare, certamente, è un diritto-dovere democratico ma si deve essere disponibili a imparare qualcosa in più di ciò che sappiamo per incidere veramente sulla correttezza della politica amministrativa e gestionale in ambiti specifici come quello delle Belle Arti. Questo è il fine supremo della cultura.
The Huffington Post
1 Agosto 2016
La tragedia di Corato e l'archeologia
CL
Claudio Strinati
The Huffington Post
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