L'aveva annunciato il giorno prima: «La prima visita guidata dei cittadini al Campidoglio avrà la sindaca Raggi come Cicerone». E invece, all'atto pratico, ad illustrare le stanze di Palazzo Senatorio al primo gruppo di visitatori (tutti simpatizzanti o elettori di M5S, in fila dalle quattro del pomeriggio) non è la Raggi ma il sovrintendente Claudio Parisi Presicce. Il giro, per chi non c'è mai stato, è suggestivo: il passaggio per la stanza del «boia», nel Tabularium, poi la salita al secondo piano per l'aula Giulio Cesare, le sale attigue (Bandiere, Arazzi), il passaggio per l'anticamera della stanza del sindaco e poi per il suo ufficio, fino all'arrivo passando per il «passetto» che collega i palazzi della piazza alla piccola Protomoteca (è l'unico momento nel quale la Raggi fa davvero da «Cicerone», spiegando che al centro di quella sala c'è un ottimo audio...) e alla Protomoteca con in busti dei poeti. Sotto alla finestre, davanti alla Lupa dell'entrata di Sisto IV, a metà pomeriggio c'è già una fila lunghissima che arriva fino a via dei Fori Imperiali. La maggior parte sono amici, parenti o conoscenti dei consiglieri comunali («vede? fanno la fila pure loro», dice un vigile), oppure simpatizzanti di Cinque Stelle poco toccati dalle vicende sui rifiuti o dalle polemiche sul ruolo dell'assessora Muraro («su Facebook ha già spiegato tutto», dice uno). Raggi si affaccia dalla finestra del suo studio perché sotto c'è il figlio Matteo, mano per la mano col padre (e marito di Virginia) Andrea Severini. La sindaca lo saluta, gli manda un bacio, poi un altro, poi un altro ancora. Severini pare mettersi in fila come gli altri: «Anch'io qui? Sì, è la prima volta che posso vedere il Campidoglio». E il figlio prontissimo: «Veramente è la seconda...», ricordando il giorno dell'insediamento, quando occupò lo scranno del sindaco, emozione unica per un bambino. Padre e figlio salutano un po' di gente poi filano dentro. Sulla piazza, si vede anche Daniele Frongia anche lui con amici e parenti: il vicesindaco si intrattiene a lungo col puglie Vincenzo Cantatore. Durante la visita, il gruppo con la Raggi passa davanti alle bandiere tra cui quella delle Olimpiadi del 1960, la sindaca parla coi ragazzini, firma la costituzione di Geronimo Stilton. Poi, nel suo studio, mostra la foto alle elementari e un quadro fatto da un amico. Nel corridoio, il disegno con tutte le mani colorate, regalo della campagna elettorale. Una ventina di minuti, poi il giro finisce. Ma fuori, fino a sera, c'è la fila per entrare.