Nella Sala delle Asse del Castello, i restauratori procedono nella scoperta di nuovi disegni tracciati sui muri. Ulteriori indizi per un'attribuzione a Leonardo. È chiusa per restauro da quasi un anno. Dallo scorso ottobre, per la precisione. Da allora, solo un ristretto gruppo di persone, che si conta sulle dita di una mano, sa cosa stia succedendo dentro la più preziosa sala del Castello Sforzesco, quella dipinta da Leonardo da Vinci nel 1498. Attraverso massicci filtri di prudenza, però, qualcosa sta trapelando. Forse, addirittura, una nuova interpretazione della Sala delle Asse che, secondo l'esegesi finora accreditata, fu voluta da Ludovico il Moro come glorificazione del suo buon governo e del prestigioso legame con l'imperatore Massimiliano. Ebbene: non si potrebbe più solo parlare di una decorazione simbolica e celebrativa. Alla luce delle nuove scoperte, la Sala sarebbe interpretabile anche come un «trattato botanico» dove Leonardo avrebbe trascritto in pittura le sue osservazioni. La pittura leonardesca avrebbe dunque un «valore scientifico» che finora nessuno aveva evidenziato. «Sono salito sui ponteggi con dei botanici e mi hanno confermato che i disegni che stanno emergendo riproducono piante vere. Non sono insomma semplici elementi decorativi», svela Claudio Salsi, direttore dei musei civici milanesi. «Chiunque abbia tracciato quei disegni, dimostra una grande attenzione scientifica per il dato naturalistico». Il «chiunque» è molto probabilmente, quasi sicuramente, Leonardo, anche se ancora nessuno ha osato pronunciare ufficialmente quel nome, solo sussurrato con malcelato compiacimento. La scoperta porterebbe un nuovo tassello a favore dell'autografia del maestro, ipotesi già emersa con forza un anno fa, quando i primi lacerti di disegni ritrovati furono presentati alla stampa. Leonardo, infatti, lavorava proprio così: si perdeva per intere giornate nella campagna inseguendo le sue osservazioni naturalistiche. Era l'unica cosa che lo appassionasse e per quegli appunti presi dal vivo trascurava la pittura, con gran disperazione del Moro. Da quelle prime emozionanti scoperte, i restauratori coordinati dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze hanno portato alla luce una decina di nuovi disegni e schizzi con alberi, foglie, collinette, paesaggi con burroni. E qui potrebbe trovarsi l'altro nuovo tassello interpretativo della Sala. «Da come stanno emergendo queste tracce, si potrebbe supporre che la parte intermedia della pittura leonardesca fosse una linea d'orizzonte con un paesaggio di sottobosco, in qualche maniera coincidente con il giardino che stava fuori dalle finestre del Castello» spiega ancora Claudio Salsi. Un'ipotesi suggestiva che, se trovasse conferma, collegherebbe la Sala delle Asse al Cenacolo con lo stesso gioco di trompe l'oeil , di illusionismo fra spazio dipinto e spazio vero oltre i muri. «Se i restauri dovessero davvero procedere in questa direzione conferma Salsi scandendo i condizionali ne verrebbe fuori una concezione dello spazio più articolata rispetto all'interpretazione del semplice pergolato finora accreditata. La testimonianza del desiderio leonardesco di collegarsi a un "oltre vero", di non accontentarsi di una semplice decorazione. Un'intenzione molto più raffinata». Tra un disegno e l'altro ci sono molte lacune che dovranno essere interpretate, ma gli indizi sono significativi per una ricostruzione plausibile. Il recupero terminerà quest'anno; poi inizierà il restauro, ossia il consolidamento dei disegni scoperti e la valutazione su come armonizzarli con il resto delle pitture della Sala. «Stiamo apparecchiando i dati in un libro per l'autunno. Presenteremo tutte queste complessità al comitato scientifico e alle autorità di tutela che poi deciderà collegialmente come proseguire». Per il 2019, l'anno delle celebrazioni dei 500 anni dalla morte del genio da Vinci, la Sala delle Asse, promette il direttore, tornerà visitabile. Attraverso il «Patto per Leonardo», le istituzioni milanesi si stanno già mettendo in rete per coordinare le iniziative con le altre città italiane ed europee. Per i musei stranieri questo anticipo è normale. Ma per l'Italia è una prima volta.