L'AQUILA Nuovi accertamenti istruttori, per decidere se Domenico Pasetti, noto imprenditore agricolo e titolare di un'altrettanto famosa azienda vitivinicola, potrà impiantare un vigneto su un'area di 16mila metri quadrati, a Capestrano, sulla quale insiste una necropoli risalente all'Età del Ferro (primo millennio avanti Cristo). A disporli è stata la sesta sezione del Consiglio di Stato, con un'ordinanza dello scorso 21 luglio. A rivolgersi ai giudici di Palazzo Spada è stato lo stesso Pasetti, dopo la bocciatura, da parte del Tar Abruzzo, del ricorso attraverso il quale chiedeva l'annullamento del vincolo posto dall'allora Soprintendenza proprio in virtù della presenza di 59 sepolture intatte riferibili all'Età del Ferro, alcuni ambienti murari di età romana, forse appartenenti a una villa, e sovrastanti sepolture di età medievale. In quella occasione, tuttavia, il Tar aveva riconosciuto un indennizzo all'imprenditore, visto che alla data del contratto di acquisto sull'area non vigeva alcun vincolo. Ora i giudici romani, prima di decidere nel merito del ricorso, hanno dato alla direzione regionale dei beni culturali novanta giorni di tempo per fornire altri dati, e spiegare perché non si può scavare oltre i 40 centimetri di profondità, chiarire se la presenza delle necropoli nel sottosuolo sia realmente incompatibile con la coltivazione della vite e, nel caso vi siano evidenze di piani di inumazione a 50 centimetri, stabilire se si può consentire ai proprietari l'esercizio delle attività agricole sulle zone residue. La storia nasce nel 2010, quando l'imprenditore acquista il terreno agricolo, coltivato a maggese, da un contadino. Né l'acquirente, né il venditore, si legge in atti, erano a conoscenza della presenza della necropoli. L'intenzione dell'imprenditore era quella di impiantare un vigneto sul terreno appena acquistato, circostanza che implicava il dover eseguire quello che in gergo tecnico viene definito "scasso", cioè la lavorazione in profondità del terreno (almeno un metro), per dare alle giovani piantine la possibilità di attecchire e sviluppare bene l'apparato radicale. A distanza di pochi mesi la Sovrintendenza comunicò che nel 2003 quel terreno era stato identificato come area sepolcrale con tombe a fossa. Con il consenso del proprietario, sull'area furono condotti degli scavi da parte dell'archeologo Vincenzo D'Ercole, che portarono alla scoperta di 56 sepolture dell'Età del Ferro e degli altri reperti. Nel 2012 fu apposto il vincolo, contro il quale l'imprenditore presentò il primo ricorso al Tar Abruzzo. Nella sentenza di primo grado, si legge che «le cose di interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico ritrovate nel sottosuolo» appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato, e che il vincolo archeologico, «non è assimilabile ai vincoli espropriativi o di inedificabilità relativi a beni singoli, ma si iscrive, a differenza di questi ultimi, tra le limitazioni legali della proprietà». Ora bisognerà attendere il primo trimestre del 2017 per la fissazione della data dell'udienza di merito dinanzi al Consiglio di Stato, al quale spetta il compito di decidere se sulla necropoli si può impiantare il vigneto oppure no. Per il momento la direzione regionale dei beni ambientali (che non esiste più per via della riforma Franceschini), dovrà fornire i chiarimenti richiesti dalla sesta sezione. Certo, se il Consiglio di Stato dovesse stabilire che sullo stesso terreno possono coesistere emergenze archeologiche e un vigneto, magari a "macchia di leopardo", allora sì che ci si troverebbe di fronte a una sentenza destinata a far discutere.
L'AQUILA - Viti sulla necropoli Nuove verifiche sul vincolo archeologico
Un imprenditore agricolo, Domenico Pasetti, ha presentato un ricorso al Consiglio di Stato per decidere se può impiantare un vigneto su un'area di 16mila metri quadrati a Capestrano, dove si trova una necropoli risalente all'Età del Ferro. La sesta sezione del Consiglio di Stato ha ordinato che la direzione regionale dei beni culturali fornisca dati e spiegazioni entro novanta giorni. I giudici hanno richiesto informazioni sulla presenza delle necropoli, sulla profondità del "scasso" e sulla possibilità di esercitare le attività agricole sulle zone residue.
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