Distruzione e deturpamento di bellezze naturali, e violazione del codice sui beni culturali e del paesaggio: sono queste le ipotesi di reato che la Procura della Repubblica di Avezzano avrebbe iscritto a carico dei committenti e degli esecutori dei lavori nel quadro dell'inchiesta sul manto di asfalto steso sulla strada sterrata, realizzata dal Comune di Villavallelonga, in territorio del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Per il momento gli indagati sarebbero due: il responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Villavallelonga e il direttore dei lavori. La Procura della Repubblica ha iniziato gli accertamenti: al vaglio ci sono documenti riguardanti il progetto della strada, l'approvazione della Regione, i nulla-osta concessi inizialmente dall'Ente Parco e altri documenti. In particolare il Parco aveva prescritto che il manto stradale si bloccasse al fontanile alla base delle valli Cervara e Tasseto. In realtà la lingua d'asfalto è stata portata fino al fontanile dell'Aceretta, poco dopo l'omonimo rifugio. L'inchiesta, condotta dal pm Roberto Savelli, è solo alle prime battute e ha preso le mosse dalla denuncia dell'Ente Parco che, inizialmente, aveva intimato al Comune di Villavallelonga di bloccare i lavori, con rimozione dell'asfalto nell'ultimo tratto verso l'Aceretta, ossia per circa 1,3 chilometri. Il sindaco di Villavallelonga Leonardo Lippa, per il momento, ha scelto la linea del silenzio. Continuano intanto le proteste delle associazioni ambientaliste che, attraverso un comunicato stampa congiunto, hanno reso noto di aver depositato un altro esposto negli uffici della Procura dell'Aquila. (d.p.)