L'ultima volta che i pratesi ebbero modo di apprezzarli fu durante la mostra "Capolavori che s'incontrano" a Palazzo Pretorio, fino al gennaio 2015. Poi, se ne persero le tracce: i tesori di Caravaggio, Lippi e Bellini tornarono a casa, a Palazzo Thiene, quartier generale della Banca popolare di Vicenza. Nel silenzio generale della città che due anni prima tanto s'era indignata per lo "scippo" di quei quadri. Ma per tanto tempo la loro casa fu un'altra, la galleria di Palazzo degli Alberti. L'unica a ricordarselo è ora l'associazione "Amici dei Musei" che fa pressing sulla Soprintendenza perché batta un colpo. Prima un'istanza nell'ottobre 2014 e poi, esattamente un anno dopo, un atto di diffida all'ente periferico del Mibact. Ma non è stato sufficiente, per questo ora si passa alle maniere forti. Assistita dall'avvocato Mauro Giovannelli, uno dei massimi esperti di diritto amministrativo, l'associazione è pronta al ricorso al Tar per fare in modo che l'organo del Ministero prenda posizione. Serve ora più che mai che gli uffici di Firenze si pronuncino perché due anni e mezzo fa il Mibact riconobbe nelle opere di Palazzo degli Alberti il vincolo di sede: questo significa che lì, in fasi successive (dagli anni Trenta fino agli anni Ottanta), il corpus storico della collezione s'era formato. In sostanza, la galleria di Palazzo degli Alberti, poiché creata da un soggetto all'epoca di diritto pubblico (la CariPrato prima del 1990), non poteva essere trasferita a Vicenza poiché strettamente legata alla sua sede originaria da un vincolo storico-artistico. «Ora più che mai - sottolineano Giorgio Arter e Sergio La Porta, presidente e vice dell'associazione "Amici dei Musei" - s'impone l'esigenza di un intervento alla luce delle vicissitudini che sta vivendo l'istituto di credito: il timore è che le opere possano cambiare proprietà. Quello del ricorso al Tar è l'ultimo tentativo per riportare la collezione a Prato». Secondo gli "Amici dei Musei" le istituzioni cittadine avrebbero abbandonato la partita per il ritorno delle opere in città. «Sarebbe stato auspicabile che Comune e Fondazione Cassa di Risparmio di Prato avessero portato avanti questa battaglia - dicono Arter e La Porta - Ci sentiamo da soli ma del resto, ormai da trent'anni, lo scopo della nostra associazione è quello di difendere e valorizzare il patrimonio artistico. Nessuno mette in dubbio la proprietà delle opere, vogliamo solo che queste, in tutto o in parte, non vadano via da Prato». In caso di risposta affermativa, il Tar darà trenta giorni di tempo alla Soprintendenza perché si esprima.