Le dichiarazioni degli ultimi giorni, sui teatri più importanti di Palermo, fatte dai responsabili delle istituzioni politiche e culturali, ci impressionano e sconcertano per il modo, ammantato di pressapochismo, in cui viene affrontato il tema della diffusione della cultura a Palermo. Già molti anni fa, quando la politica dichiarava che "con la cultura non si mangia", la nostra organizzazione sindacale cominciava insistentemente a proporre idee e modelli per un rilancio delle attività culturali di Palermo. Abbiamo dato suggerimenti e pubblicato progetti che, secondo noi, erano di fondamentale importanza per uscire fuori da una crisi dei teatri profonda e infinita. Crisi, tra l'altro, dovuta non al modello dei nostri teatri, ma alla cecità dei governi che sempre più hanno tagliato finanziamenti alle produzione culturali, rendendo le risorse da assegnare simili più a una mancia piuttosto che a un serio investimento economico. Per fare un esempio chiaro, la Francia e la Germania investono 1,7 per cento del Pil in cultura mentre l'Italia lo 0,19 per cento. A Palermo, Comune e Regione hanno negli anni diminuito i finanziamenti ai teatri, fino a dimezzarli. Ma ritorniamo alle nostre proposte, che finalmente dopo anni tutti i teatri della città cominciano a mettere in atto. Il nostro chiodo fisso era che la collaborazione tra teatri non fosse più rinviabile. Era assurdo che la Foss scritturasse un coro o un corpo di ballo straniero, avendo a disposizione quello del Teatro Massimo; che i nostri Teatri non avessero come in tutto il mondo ristoranti e caffetterie, book shop e piccoli musei.
La lunga crisi dei teatri e le colpe della politica
I responsabili delle istituzioni politiche e culturali di Palermo hanno espresso preoccupazioni per la diffusione della cultura nella città. Queste preoccupazioni sono state espressi in un contesto di crisi dei teatri profonda e infinita. La crisi è stata causata dai tagli dei finanziamenti alle produzioni culturali, che hanno reso le risorse assegnate simili a una mancia. L'Italia investe solo lo 0,19% del PIL in cultura, mentre la Francia e la Germania investono il 1,7%. A Palermo, Comune e Regione hanno diminuito i finanziamenti ai teatri fino a dimezzarli.
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