Dfs apre a settembre, a Natale il palazzo della Corte dei Conti con i vetri anti acqua alta VENEZIA. Rialto (quasi) mai visto tra facciate in pietra d'Istria ripulite e splendenti, il ponte restaurato grazie a Renzo Rosso e palazzi prima decadenti che ora avranno nuova vita. Un regalo di Natale per un'area della città che in soli tre anni (sei se si contano anche i tempi di progettazione) rinasce grazie a tre imponenti interventi e svariati milioni sborsati da pubblico e privati. Il primo a svelarsi sarà il Fontego dei Tedeschi il 30 settembre, un investimento da 100 milioni di euro di Edizione Property (società del Gruppo Benetton proprietaria dell'edificio) affiancata per la progettazione allo Studio Oma dell'architetto Rem Koolhaas che tra poche settimane aprirà sotto il logo di Dfs (controllato dal Gruppo Lvmh). L'impalcatura lato Canal Grande è già stata tolta e il bianco candido delle facciate interrotto solo dai contestati infissi in ottone dorato riflette i raggi del sole al suo dirimpettaio cinquecentesco palazzo dei Camerlenghi che anch'esso entro l'anno sarà come nuovo. Qui è la Corte dei Conti ad aver sborsato 3,4 milioni di euro (2,1 sono spesi per i lavori) per donare alla città uno dei più bei palazzi e una rinnovata sede della Corte dei Conti. Gli uffici, trasferiti a San Marcuola dal 2010 per fine anno, come svela la dirigente Elena Papiano, torneranno nella loro sede naturale, anticamente sede dei Camerlenghi, i tutori delle finanze della Serenissima, palazzo nel quale dagli anni Sessanta, da quando si è avviato il decentramento della Corte dei Conti, è stato gradualmente abitato dai magistrati contabili. A gestire l'appalto è stato l'ex Magistrato alle Acque, ad aggiudicarsi l'appalto le ditte Sea e Lares (ingegnere Francesco Sorrentino responsabile di procedimento e architetto Giorgio Barbato direttore dei lavori eseguiti con la supervisione della Soprintendenza). Grazie a un ascensore in grado di collegare tutti i piani il palazzo di 1200 metri quadrati non presenta barriere architettoniche. Per i 1500 metri quadrati di facciate in pietra d'Istria è stato il primo restauro in assoluto. Come spiegano Barbato e per Lares Mario Cherido «la pietra era in condizioni precarie, incrostata dall'inquinamento atmosferico e con numerosi distaccamenti: sono state necessarie 2500 iniezioni di consolidamento e 700 incollaggi in resina». Sono stati restaurati anche gli antichi infissi e le vetrate, e recuperati gli antichi stemmi araldici di volte e portali. Per la sala delle udienze del piano terra, che deve fare i conti con l'acqua alta è stata ampliata la vasca già realizzata degli anni Ottanta ed è stato studiato un sistema per proteggerla dalle onde: con una marea di 140 centimetri l'acqua rischia di entrare, per questo verranno posizionati dei vetri inclinati verso l'interno per rompere le onde. Al ponte di Rialto invece manca ancora il 30 per cento dei lavori, mancano solo i negozi del lato nord e la rampa centrale.