«Per la città di Taranto è un momento molto importante, fortemente simbolico perché la città, alla presenza del massimo rappresentante del Governo, dà un segnale forte e prova a voltare pagina lasciandosi alle spalle le sue ferite». Non ha dubbi Eva Degl'Innocenti, la direttrice del Marta, il Museo archeologico nazionale di Taranto che oggi accoglie il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il ministro dei Beni e delle attività culturali, Dario Franceschini per l'inaugurazione del secondo piano della struttura, ora completamente restituita al pubblico. Il nuovo Marta può essere un'opportunità per rivalutare l'immagine di Taranto offuscata dallo scandalo dei veleni dell'Ilva, dando impulso al turismo culturale? «Taranto possiede uno dei patrimoni culturali più importanti d'Italia e, forse, del mondo. Quindi, il museo può svolgere il ruolo importante di motore dello sviluppo, in primis culturale e poi economico del territorio e di questa città segnata da problematiche socioeconomiche. La cultura può aiutare veramente a creare un legame e un'identità di cui qui si ha davvero bisogno. L'archeologia e la storia hanno un forte valore simbolico, non solo per la conoscenza delle proprie radici, ma anche per la costruzione del proprio futuro con un modello di sviluppo fondato sulla cultura». Cosa serve perché nell'immaginario collettivo Taranto diventi un polo culturale fortemente attrattivo? «Una politica turistica basata sui circuiti. In questo modo si potrà dare alla città un'immagine che va oltre la realtà industriale». È stato fatto già qualcosa in questa direzione? «Sì, ed i risultati li stiamo vedendo con l'aumento dei visitatori e dei ricavi del museo che è anche riuscito a creare un indotto nel turismo della città. C'è un turismo culturale, non di massa, per fortuna». Quanti visitatori avete al Marta? «Lo scorso anno ce ne sono stati circa 56mila, per un incremento con picchi del 72 per cento. Abbiamo incassato circa 90 mila euro. Sono numeri che vanno, comunque, migliorati facendo una politica territoriale. Il museo ora ha bisogno un progetto di territorio, questo è importante. Poi ci vorrà anche una strategia di comunicazione efficace e una politica di ricerca fortemente incentrata sulle università. Le parole chiave di questo museo devono essere eccellenza, innovazione, valorizzazione e fruizione. L'eccellenza, in particolare, è collegata alla ricerca, ecco perché le università devono essere parte integrante del progetto, così come le scuole». Enti e istituzioni stanno facendo bene la loro parte? «Sì, soprattutto la Regione Puglia che sta presentando il Piano strategico del turismo 2016-2025. In questo ambito io sono stata nominata presidente del prodotto Cultura. Importante sarà inserirsi in una strategia territoriale con Regione, Comune e Provincia». Quanto è difficile la sfida di Taranto? «Molto, ma io ci credo».