Chi gli sta vicino dice che a Renzi la città dei due mari piace proprio tanto. E che della sua salvezza ne sta facendo un punto di orgoglio. D'altronde è impossibile restare insensibili al fascino di Taranto, Ilva compresa. Ricordate? Vendola propose ai pugliesi di "adottarla", un modo affettuoso del governatore affabulatore per dire che la città era fra le priorità della sua agenda. Non che sia andata benissimo dopo quella dimostrazione di affetto, anzi. Il tracollo dell'Ilva ha trascinato la città in una terra di nessuno dalla quale non riesce a uscire. L'impressione è che essa sia in attesa. Non necessariamente di una tragedia, ma del destino sì. Siamo al bivio giusto, si può prendere la strada del nulla, quella che tante volte abbiamo percorso alle nostre latitudini; e quella che porta da qualche parte, possibilmente in un tempo e luogo migliori. La presenza di Renzi non è indifferente in questa decisione. E noi che sogniamo molto confidiamo che il premier riceva un grande aiuto proprio al MarTa. Lo immaginiamo mentre si ferma davanti alla Tomba dell'Atleta o allo Zeus di Ugento, oppure davanti a Persefone, prima o dopo aver ammirato gli Ori di Taranto. E riceva "istruzioni". Il passato può dare dritte giuste, soprattutto quando è maestoso come quello dell'antica capitale della Magna Grecia. Ma comunque vada, il MarTa ha ora la possibilità di spiccare il volo. Tutte le sale saranno aperte al pubblico dopo quindici anni di lavori e dal piano terra al secondo piano, passando per l'ammezzato e il primo, sarà un viaggio nel tempo per i pugliesi. Certo, il Museo Archeologico di Taranto ne deve fare di strada. Il numero di visitatori è ancora al di sotto di quanto meriti, 55 mila l'anno scorso, niente a che vedere con i 364 mila di quello di Napoli, oppure con i 700 mila del Museo Egizio di Torino se non con gli stessi 95 mila del vicino Castello Aragonese, sempre a Taranto. Ma l'inaugurazione di oggi alla presenza di tale prestigioso ospite fa sperare che sia maturato il tempo per un'accelerazione. Perché la partecipazione di Renzi all'evento viene letta dagli ottimisti come un segnale importante dell'impegno che il governo vuole riservare ai siti culturali del Mezzogiorno, al netto delle faide interne al partito di maggioranza sulle quali per un giorno vale la pena di astenersi dai commenti. Il premier , infatti, inaugura il Marta dopo aver battezzato l'apertura delle sei Domus restaurate a Pompei e il Museo dei Bronzi a Reggio Calabria. Il Sud della bellezza, una volta tanto.