Il polittico della Resurrezione si ricompone, per metà. L'altra è avvolta dal mistero. Le tavole dei santi Filippo e Giacomo, dopo la mostra dedicata a Palma il Vecchio alla Gamec, promossa da Fondazione Credito Bergamasco, Comune di Bergamo e Università, e il complesso restauro a cura di Eugenia De Beni, con la collaborazione di Leone Algisi, tornano nella loro posizione originale: ai lati della pala del Redentore, nel terzo altare di sinistra della chiesa di Serina. Ma le altre due tavole, di cui si componeva il polittico realizzato tra il 1520 e il 1522, non ci saranno. Il perché è avvolto da uno dei tanti gialli della storia dell'arte. «Gli antichi codici risalenti al 1655 e al 1733 e conservati in parrocchia racconta Roberto Belotti, autore della monografia "Palma il Vecchio. La diligente tenerezza del colore" , testimoniano la presenza di altre due tavole raffiguranti i busti di due sante, andate perse. Si ipotizza che una possa essere quella di Santa Caterina esposta alla Carrara, ma non c'è certezza. Dell'altra, invece, non si sa nulla». Questa scomparsa si aggiunge a un'altra vicissitudine del polittico: verso la metà del '700, durante la trasformazione barocca della chiesa, il Cristo fu rimaneggiato e contornato da una nuova cornice, mentre i santi Filippo e Giacomo, a inizio '900, furono aggiunti al polittico a 6 scomparti della «Presentazione della Vergine» che, in un'impropria e nuova formulazione di 8 tavole, fu collocato in sagrestia. Ora, al netto dei pezzi mancanti, si torna alla genesi. Sabato alle 18, il polittico della Resurrezione sarà riposizionato, completando l'opera di ricostituzione e ricollocamento delle tavole del Palma iniziata l'anno scorso con la Presentazione della Vergine. La posa sarà anticipata alle 16.30 dall'inaugurazione della mostra «Nascita e conservazione di un capolavoro» aperta sino all'8 gennaio nella chiesa della Santissima Trinità, dove sarà allestita la «Sala del restauro» realizzata in occasione della personale dedicata a Palma. Se la comunità serinese è soddisfatta per il ritorno del polittico e per l'omaggio al proprio pittore, per Angelo Piazzoli, segretario generale della Fondazione Creberg, «ricollocando il polittico restaurato si assolve a un dovere civile: contribuire alla crescita della società e territorio, per consentire alle nuove generazioni di ammirare dei nostri capolavori. Il recupero delle pale di Serina è stato un vero salvataggio che ha evitato la perdita di preziose opere d'arte».