Ci sono cose necessarie che aspettiamo da anni, ma niente, non le fanno mai. Adesso a Predappio vogliono realizzare il Museo del fascismo: per me non se ne sente proprio il bisogno, ma il Comune lo vuole, penso anche per farne un luogo di studio e comunque per attirare visitatori, diversi dai nostalgici che vanno sulla tomba del duce e a comprare i souvenir quando sarebbe meglio dimenticare invece di ricordare in quel modo. Cosa ne pensa di questa iniziativa? Andare a Predappio significa essere per forza dei fascisti più o meno repressi? Quinto Galli, FORLÌ Caro Galli, per molti anni andavano a Predappio, sulla tomba e negli altri luoghi mussoliniani, dei fascisti per niente repressi e anzi ostentatamente nostalgici. Eppure anche la libertà di pellegrinaggio fa parte del capitolo complessivo delle nostre libertà che però in vari luoghi del mondo sono vietate e che proprio per questo dobbiamo ancor più difendere. Quindi nessuna compiacenza ma nemmeno intolleranza, pur sapendo che quelle vetrine piene di gadget, calendari, busti non sono mai state un bel vedere. Vorrei ricordare, come lezione concreta di democrazia, che proprio accanto alla tomba del duce c'è quella sobria di Adone Zoli, il quale in vita fu avversario del fascismo ma, diventato presidente del Consiglio, consentì con gesto di pietà cristiana e di lungimiranza politica che la salma di Mussolini venisse portata nel paese natale. Il percorso che consente al Comune di Predappio di volere un'esposizione sul fascismo, garantito nella funzione storica dall'Istituto Parri, è stato lungo. Si pensi che nel 1985 arrivò al paese la proposta di realizzare una sorta di Grand Hotel Mussolini nella ex Casa del fascio, per consentire a ricchi turisti americani un soggiorno con brivido nero e a qualche furbetto (ce ne erano anche allora, eccome) di fare affari con la curiosità degli ex combattenti a stelle e strisce. In quei giorni si mormorò che anche qualche comunista si fosse fatto conquistare dalla prospettiva della pioggia di dollari e visitatori, in una zona rimasta estranea al boom. Insomma: l'uomo della provvidenza proposto in chiave di provvidenza turistica. Per fortuna vinse il buon senso. Predappio ha metabolizzato e sopportato il suo passato e il suo destino. Ora non vedo problemi per una seria e garantita iniziativa culturale e se il paese del duce ne ricaverà un positivo ritorno, non è il caso di alzare steccati. Anche la contrapposizione barricadiera è una nostalgia dannosa. La cultura ha il compito di documentare con rigore la lunga e devastante parabola attraversata dall'Italia e dal mondo.