Quarant'anni fa l'abbandono. Ora la mobilitazione, con il Comune LINARI (BARBERINO VAL D'ELSA). Fino a pochi decenni fa, lungo la via Cassia per Siena, all'altezza della località Cipressino, c'era un cartello su cui era scritto a caratteri ben chiari: «Ammirate quel gioiello di paesaggio toscano che è Linari». E bastava alzare gli occhi, per vederlo, l'antico borgo in posizione dominante su un'altura, tra le colline della Valdelsa, al confine tra il territorio fiorentino e quello senese, fedele al toponimo di origine latina, Linearis, che significa limite, soglia. A ricordare quel cartello, sono gli ex abitanti di Linari che raccontano che quando, dagli anni '70 in poi il borgo cominciò a spopolarsi e a cadere in decadimento, quel cartello, a ragione, fu tolto. È stato abitato fino a 40anni fa, Linari, quando c'erano ancora una scuola, un forno, la latteria e il circolo della parrocchia. Poi, le cinquanta famiglie residenti decisero di emigrare verso i centri cittadini più vicini come Poggibonsi dove, sull'onda del boom economico degli anni '70, era possibile cogliere opportunità di lavoro diverse da quelle che offrivano la terra e la campagna. Era la fine della mezzadria, e nascevano le prime industrie. Da allora più nessuno ha fatto ritorno in quei luoghi. E la «rossa» Linari, antica fortificazione medievale, citata anche in una testimonianza di Leonardo Da Vinci, in onore di Niccolò da Tolentino che liberò il castello assediato e gravemente danneggiato dalle truppe senesi di Filippo Visconti e che «con solo battaglia manuale, lo espugnò e vinse», è rimasta per anni, un borgo fantasma. Negli ultimi anni, la nostalgia e il desiderio di poter continuare a respirare la vita di quella comunità dispersa è riemerso negli ex abitanti e nell'amministrazione chiantigiana che da tempo è impegnata in un percorso di valorizzazione e recupero di uno dei più grandi gioielli architettonici della Toscana medievale. Richiamando l'attenzione di enti pubblici e soggetti privati e stimolando la ripresa di un dialogo con i diversi proprietari e investitori del borgo. «Abbiamo a cuore Linari dice il sindaco Giacomo Trentanovi l'antico castello è un bene che non può disperdersi ma deve e può rinascere. Ce ne stiamo occupando intessendo possibili collaborazioni con gli attuali proprietari e l'investitore e abbiamo anche sollecitato ed effettuato sopralluoghi con la Soprintendenza per la tutela, la valorizzazione e il recupero delle importanti testimonianze storico-artistiche che caratterizzano i vari edifici che lo costituiscono». Risalgono al 1070, le prime notizie su Linari, contenute negli archivi e nei documenti della vicina Abbazia di Badia a Passignano. Dal regime feudale dei Carolingi di Fucecchio, quelli che furono i primi proprietari del castello, al 1270, quando Linari, gestito da modesti proprietari e lavoratori della terra, con 1500 abitanti all'attivo, diventa per la prima volta libero comune. Fino all'assedio della Repubblica Fiorentina che nel 1432 assoggettò Linari ed espugnò il castello. Ma in quel borgo al confine fra le implacabili Siena e Firenze, gli abitanti di Linari non ebbero vita facile fino a quando i Medici non unificarono la Toscana. Tra i proprietari del borgo, si avvicendarono nobili famiglie, dai Gherardini di Montagliari, ai Guidi, i Capponi, i nobili Mancini Ridolfini e i Bardi. Oggi nel borgo esistono quattro proprietà: una è la chiesa di proprietà del Comune e tre sono proprietà private. Qualche anno fa, sette amici, ex abitanti di Linari decisero di creare un'associazione per far tornare in vita l'amato borgo e si prodigarono a convincere l'opinione pubblica, i proprietari ed eventuali investitori, a dare nuova vita a quel magico luogo. Ma la rinascita sembra ancora lontana. Il Comune ha attivato anche un percorso di collaborazione con la Soprintendenza al fine di verificare la possibilità di rientrare in possesso di alcuni affreschi staccati qualche decennio fa dalle pareti della chiesa di Santa Maria a Linari con l'obiettivo di valorizzare anche la vocazione turistico-culturale del complesso. L'idea è quella di un recupero delle volumetrie a fini sia residenziali che turistico-ricettivi, per attività ricettive extralberghiere. È il sogno di sette amici inseparabili e di un'intera comunità. Che quel cartello, lungo la via Cassia tra Firenze e Siena, ritorni ad essere affisso. E che quel gioiello di paesaggio toscano ritorni in vita, per sempre.