Nardella e Rossi a Roma con il governo per vedere i piani alternativi al sottoattraversamento Lo stop al maxi tunnel Tav sotto Firenze Ferrovie lo ha già messo nero su bianco. La decisione è contenuta nel piano industriale disegnato da Renato Mazzoncini, nuovo amministratore delegato di Fs voluto da Matteo Renzi, che sarà approvato nelle prossime settimane. Una retromarcia del genere, però, è questione assai delicata. Sul piatto c'è una infrastruttura da circa un miliardo e 700 milioni: tanto costerebbe, anche se la cifra aumenterebbe in corso d'opera, completare la nuova stazione sotterranea per l'Alta velocità in via Circondaria e scavare il tunnel lungo 7,5 km in cui dirottare i treni Tav, liberando i binari di superficie per aumentare la frequenza e la qualità del servizio per i pendolari. Il progetto originale, che doveva condizionare il futuro dei trasporti a Firenze e in tutta la Toscana, fu approvato nel 1995 quando a Palazzo Vecchio c'era Mario Primicerio. E oggi, 21 anni dopo e con meno del 30 per cento di opere realizzate, quel piano viene rimesso tutto in discussione. Fino ad ora, in città, i maxi scavi per la nuova stazione progettata da Norman Foster e quelli preliminari per il tunnel hanno sollevato tante proteste e pochissimi plausi. Il tunnel sotto Firenze era già stato duramente osteggiato da Renzi quando era sindaco: al termine di un braccio di ferro con l'ex numero uno di Ferrovie, Mauro Moretti, Renzi riuscì ad incassare la promessa di un indennizzo di circa 90 milioni, che Fs avrebbe erogato alla città in tranche, in base allo stato di avanzamento dei lavori. Ma i cantieri sono andati avanti a passo di lumaca, e a Palazzo Vecchio sono arrivati solo spiccioli. Nel frattempo, Renzi è sbarcato a Palazzo Chigi e al vertice di Fs è arrivato un manager di fiducia come Mazzoncini, già a capo di Ataf post privatizzazione. «Dobbiamo cercare un'alternativa al tunnel Tav: chi arriva a Firenze vuole arrivare a Santa Maria Novella. Quel progetto non è adatto per la città, e in più quanti altri anni ci vorranno per finire il tunnel?». Una frenata iniziata a fine marzo, nel vertice segreto Nardella-Renzi a Palazzo Vecchio. E stamattina, nel quartier generale di Fs a Roma, dopo aver negato per settimane lo stop al tunnel Tav di Firenze, Mazzoncini presenterà i progetti alternativi al viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini, al governatore toscano Enrico Rossi e al sindaco Dario Nardella. Una retromarcia storica, molto delicata da gestire sul fronte politico ed economico. Se Ferrovie rinunciasse a completare la Tav, risparmierebbe almeno un miliardo di euro. E sarà proprio questo il punto chiave della discussione con Regione e Comune, che hanno già messo le mani avanti: «Quell'investimento deve rimanere in Toscana, per migliorare la rete per i pendolari. Ferrovie non si sognino di fare altrimenti». Rossi è andato anche oltre: «Per non fare il tunnel dovranno passare sul mio corpo». Del resto ci sono urgenze come il raddoppio della Siena-Empoli o della Pistoia-Lucca, solo per fare due esempi. «Intanto faremo finalmente chiarezza spiega il sindaco Nardella Ferrovie dovrà avanzare delle soluzioni, poi faremo le nostre valutazioni. L'alternativa al tunnel dovrà agevolare il traffico regionale e realizzare un'infrastruttura con il minor impatto ambientale possibile. Mi auguro che l'obiettivo sia la migliore soluzione possibile per i cittadini». In questa partita, però, «io non sono il sindaco del "no" continua Nardella qui nessuno vuole bloccare l'opera, semmai il contrario». Perché il progetto del passante Tav «risale a 21 anni fa. C'era ancora la lira e io ero appena maggiorenne. A distanza di oltre venti anni tutto il progetto è ancora fermo». Resta da vedere come gli ingegneri di Ferrovie intendono mantenere in superficie i treni ad Alta velocità, riuscendo anche ad aumentare la frequenza dei treni regionali. La nuova tecnologia per gestire il traffico su rotaia sarà sufficiente? Oppure tireranno fuori dal cilindro una nuova stazione in superficie in una posizione più strategica? In caso di ufficializzazione dello stop, ci sarà però da affrontare il nodo delle penali da decine di milioni. «Uno Stato decide di fare un'opera, fa una gara internazionale che si conclude con l'assegnazione dei lavori avverte Duccio Astaldi, presidente del colosso Condotte, vincitore dell'appalto poi cambia il governo e annulla l'opera e pretende di cancellare anche gli indennizzi previsti dal contratto: ma dove siamo? Noi non avremmo partecipato alla gara se non fossero state previste delle penali anche per il committente».