PAVULLO Nuova piscina "sospesa" in attesa di accertamenti. È quanto ha disposto la Soprintendenza sul progetto più discusso degli ultimi tempi a Pavullo che, nonostante l'affidamento del bando di costruzione e gestione un anno fa, ancora non è sfociato in un cantiere. La dinamica è nota: la vecchia piscina coperta è chiusa dal maggio 2011 per problemi strutturali, e il Comune con la vecchia amministrazione ha dato il via libera alla creazione di una nuova al posto dei campi da tennis in terra rossa, che verrebbero ricostruiti in sintetico nell'area della vecchia una volta demolita. Questo perché - è stato detto - la presenza di una frana che insiste sul fabbricato non consente di demolirlo e ricostruirlo. Ma in campagna elettorale c'è stato chi ha sostenuto con forza che una ristrutturazione si potrebbe fare comunque. Al di là del fatto tecnico su cosa si può fare o meno in una zona in frana, irrompe adesso un altro fattore critico che ostacola il progetto da 3,6 milioni già appaltato: la questione Parco Ducale. È stata Italia Nostra a sollevarla, ritenendo che i vecchi campi da tennis che si affacciano su via Marchiani, all'ingresso del paese, siano sotto stretta tutela perché ricadenti in un'area sottoposta a un vincolo della vecchia legge Galasso del 1985. Sarebbero un classico "galassino" insomma, legato alla presenza del Parco Ducale che dalle vecchie mappe mantiene un regime restrittivo oltre la parte "nobile" attorno al palazzo di Francesco IV, arrivando fino a quel che resta della "pinetina" vicino alla piscina. È stato lo stesso Giovanni Losavio, presidente di Italia Nostra Modena (nonché ex giudice), a scrivere il 29 maggio alla Soprintendenza. Che il 17 giugno, tramite lettera del soprintendente Giovanna Paolozzi Strozzi, ha fatto sapere al Comune che "questo Ufficio sospende l'assenso di massima al progetto illustrato, per il quale peraltro non si era espresso parere vincolante, per la necessità di effettuare opportuni accertamenti in merito". Insomma, allo stato attuale la traslazione della piscina sui campi non può avvenire, per questo il cantiere non è ancora partito. «Abbiamo segnalato il problema alla Soprintendenza spiega Losavio perché dai nostri accertamenti è emerso che il "galassino" in questione è ancora soggetto al Codice dei Beni culturali del 2008, che all'articolo 146 dà indicazioni molto restrittive. Sono pochi i "galassini" rimasti sul territorio sottolinea ma per intervenirvi sopra serve un accordo tra Soprintendenza e Regione che tuttora manca. In assenza di questo, non si può modificare l'assetto dei luoghi e non si può dare autorizzazione paesaggistica. Ci siamo accorti tardi di questo aspetto nella questione piscina, ma era giusto sollevarlo e la Soprintendenza infatti ne ha preso subito atto». Chiaro che questo mette ulteriormente in bilico un progetto su cui Luciano Biolchini, da candidato sindaco, si era espresso in termini molto critici, dicendo che se ci fosse stato un modo per tornare indietro, l'avrebbe fatto. Ma con un bando già affidato da un anno, c'è tutto il peso dell'incognita penali.