«La comunicazione di stop alla demolizione e di indizione di un nuovo vertice in Prefettura mi ha fatto sperare che le istituzioni coinvolte nel caso della ciminiera di Rubignacco avessero individuato una soluzione diversa, rispetto all'abbattimento del manufatto. Non è andata così, però». Parla il sindaco Stefano Balloch, che al termine di una settimana monopolizzata dalla questione del fumaiolo ha assistito al crollo da casa, sulla collina del Castello, e che a capitolo chiuso cede (pur velatamente) alla polemica. «Le istituzioni che si occupano della tutela del paesaggio e degli elementi architettonici accusa dovrebbero attivarsi per tempo, con un congruo anticipo. Non è possibile muoversi all'ultimo momento, quando, come nella fattispecie, ci si trova di fronte a un pericolo di crollo immediato, certificato dai vigili del fuoco. Servono convergenza e prevenzione. Ci sono stati anni e anni a disposizione continua per studiare la costruzione e definirne le modalità di conservazione e di messa in sicurezza. Ricordo che il Comune è stato l'unico ente ad apporre un vincolo sul sito in oggetto, nell'ambito del piano regolatore. Si è atteso troppo: adesso era tardi». Commenti analoghi si percepivano, a tratti, anche fra il "pubblico" raccoltosi sull'altura di fronte alla torre per assistere al botto, ma il sentimento diffuso era un altro, e aveva toni di rammarico e di nostalgia. «Che gran vuoto», hanno sussurrato in molti nei secondi successivi all'esplosione, quando il camino è scomparso alla vista e la nuvola di polvere provocata dal crollo si è dissolta, rivelando un paesaggio inedito, sgombro. I «peccato» sono fioccati. La torre sarà ricostruita, d'accordo, ma l'operazione di ripristino della memoria sarà solo parziale (i criteri sono stati definiti dalla Soprintendenza regionale) e, per quanto filologica, non potrà ovviamente restituire lo scorcio originale. La gente ne ha piena consapevolezza e anche per questo è confluita nelle vicinanze del camino, armata di macchine fotografiche. «Per avere un ricordo», scandivano tutti nella lunga attesa, protrattasi ben più del previsto per il ritardo conseguente all'inaspettato (ma poi rientrato) stop della tarda mattinata, quando dai vertici della Prefettura di Udine era arrivato l'alt. Sul posto anche la consigliera comunale Maria Cristina Novelli, che però se ne è andata «prima dello scoppio per non commuovermi», spiega. «Al sindaco Balloch il premio Attilia», dice poi, parlando di «ingiustificabile e irrimediabile scempio. A quel che ho capito aggiunge per la demolizione sono stati spesi all'incirca 30 mila euro. Quanti ne sarebbero serviti per mettere in sicurezza il bene conservandolo intatto? Il doppio? Perfetto: volete che non fosse possibile racimolare la somma, in qualche modo? Magari anche coinvolgendo la cittadinanza, che in questi giorni ha dimostrato un profondo attaccamento al manufatto. Una colletta, per esempio: io l'avrei "adottato" con piacere, un pezzetto di ciminiera. Per non parlare continua , della disponibilità di numerosi esperti a offrire gratuitamente la propria consulenza, per definire possibili modalità di recupero. Perché questa fretta spasmodica? Sarebbe bastato delimitare l'area a rischio, in attesa di pareri competenti». (l.a.)