In campo un'équipe multidisciplinare tra scoperte e progetti per la fruizione bivio stradale, con tracce di case ed edifici non noti agli studi. E poi gallerie di collegamento tra il mare e la città, ma anche la mappa dei 94 alberi a rischio e la schedatura di 130 reperti botanici. La Federico II adotta Pompei e mette in campo un'equipe multidisciplinare per coniugare ricerca e tutela sul campo. E presenta i primi risultati, dopo un anno di lavoro, dell'accordo sullo studio dell'Insula la zona degli scavi compresa tra Porta Marina e la Villa dei Misteri. Il rettore Gaetano Manfredi e il direttore della Soprintendenza Pompei Massimo Osanna sono nell'Aula magna al corso Umberto e presentano i risultati del lavoro di una settantina tra docenti e studenti che hanno studiato, effettuato misurazioni, compiuto ricerche sul campo e d'archivio, indagato e ricostruito aspetti e problemi della città romana. «Più di uno scavo e basta - spiega l'archeologa Giovanna Greco che coordina il progetto - è la prima volta che un ateneo, per un sito archeologico, mette in campo tante professionalità diverse, cosa che ha reso questa ricerca un'esperienza entusiasmante, ne è nato un gruppo coeso, di amici, oltre che di colleghi». Cinque i dipartimenti coinvolti: Architettura, Studi umanistici, Strutture per l'ingegneria e l'architettura, Scienze della terra, Agraria. «Pompei è una realtà con una rilevanza globale - dice Manfredi - la Federico II impiega stabilmente risorse anno per anno e canalizzerà i finanziamenti necessari sia da programmi pubblici che da investitori privati. Un progetto che prevede anche parziali realizzazioni. Le cifre si conosceranno quando diventerà esecutivo». Insiste sull'approccio pluridisciplinare e sulla natura pubblica del progetto il soprintendente Osanna. «In passato non c'era da noi il dialogo serrato tra architetti e archeologi, così come non c'era un dialogo serrato tra Soprintendenza e universisità. Certo, si faceva ricerca, ma ogni istituto portava via con sé i risultati e a Pompei non restava niente». Per Osanna «la gestione di Pompei non può essere lasciata alla sola soprintendenza. Dopo la fase concitata del Grande progetto è necessario coordinare gli interventi. Dall'accordo Federico II-Soprintendenza possono venire fuori una serie di linee guida su vari aspetti: coperture, manutenzione, restauro, paleobotanica. Pompei può diventare un modello ». A cominciare dal tema del rapporto tra scavi e territorio. Renata Picone presenta il lavoro del Dipartimento di Architettura sulla fruizione ampliata di Pompei: «Fornirermo le linee guida per un concorso di progettazione internazionale per il nuovo ingresso agli scavi», il tutto legato al nuovo hub ferroviario. Gli architetti hanno anche ipotizzato un nuovo collegamento tra scavi e Villa dei Misteri e il taglio dei cumuli borbonici per allargare l'offerta. E proprio sugli accumuli di materiali degli scavi ottocenteschi che hanno lavorato gli ingegneri: Andrea Prota illustra le scoperte di ambienti sotterranei lungo i pendii, mentre Maurizio Fedi presenta i risultati di indagini geofisiche: grazie ai georadar è stato individuato un bivio stradale oltre Porta Ercolano e nuovi ambienti. Il professore Luigi Cicala annuncia l'avvio di indagini archeologiche ai piedi della Casa del Leone, mentre Gaetano Di Pasquale spiega come siano stati catalogati 130 reperti botanici nell'ex Casina Fiorelli, 443 alberi per 22 specie in tutto il sito, tra cui 92 piante a forte rischio di cedimento e 2 da abbattere subito. Con l'uso del georadar individuati nuovi edifici e strade finora non note 70 tra docenti e studenti hanno lavorato per un anno L'intervento prosegue