Già da qualche giorno, il soprintendente al Polo museale fiorentino, Antonio Paolucci, va dicendo che l'arte deve «convivere» con il terrore. Dopo i recenti attentati a Londra, torna la preoccupazione dei responsabili dei cosiddetti «obiettivi sensibili». Tra questi figurano i luoghi d'arte e, considerato che Firenze è, praticamente, un museo a cielo aperto, logico che il livello di attenzione sia massimo e siano allo studio ulteriori provvedimenti per la sicurezza dei visitatori, dei monumenti e delle opere d'arte. Con conseguenze straordinarie e in attesa di «misurare» l'intensità dei flussi turistici, che potrebbero rivelarsi pericolosamente in calo. Soprintendente, alla luce del clima di tensione che stiamo vivendo, dopo le bombe di Londra, che provvedimenti sono stati o saranno adottati a Firenze? «Per quanto riguarda i musei - ha detto Paolucci - a Firenze viviamo in clima di allarme dal 1993, esattamente dal 27 maggio, la data della bomba di via de' Georgofili. Da allora si è verificato un mutamento radicale nell'atteggiamento del personale specializzato ma anche della cittadinanza, cioè la notte del 27 maggio abbiamo capito che i musei sono un obiettivo sensibile. Allora ancora non si parlava di Bin Laden né di terrorismo islamico: era una roba nostrale. Però è da allora che l'Italia è tra i paesi più collaudati in questo settore, uno dei più sensibili, perché più di altri abbiamo sperimentato la situazione psicologica del terrore in atto. Poi c'è stato il 2001 con il crollo delle torri gemelle - ha proseguito il soprintendente - gli attentati di Madrid e ora quelli di Londra. Per noi è normalità vivere in un clima di paura. Abbiamo provveduto mettendo i metal detector agli Uffizi, cosa che sarebbe stata inconcepibile, inaudita, anche solo nel 1990, che nei musei si debba entrare come in un aeroporto. Li metteremo, e sono già in programma, anche a Palazzo Pitti, e all'ingresso della Galleria dell'Accademia perché non c'è dubbio che il David di Michelangelo, con il fatto che è ebreo, può essere anche quello un obiettivo sensibile. Personalmente ritengo che, siccome il terrorismo agisce su scala planetaria e ha bisogno di emblemi di percettibilità assoluta, se qualcuno volesse colpire un obiettivo in Italia penserebbe di più a Piazza San Pietro al Vaticano più che a Firenze. Questa è gente che si muove per simbologie elementari di assoluta comprensibilità universale. Che tipo di rapporto mantenete le forze dell'ordine? Esistono naturalmente circolari su circolari del Ministro dell'Interno e della Prefettura. Il Prefetto Lombardi è continuamente in allerta, abbiamo riunioni periodiche, raccomandazioni che si succedono a raccomandazioni; io, a mia volta, allerto e metto in guardia i miei custodi e più di così non si può fare. Dal punto di vista del flusso turistico ci sono flessioni? Certamente penso che queste turbolenze internazionali, questo senso di angoscia indefinita, che non ha una faccia ben precisa, può influire su turisti che sono già abbastanza stanchi anche per altre ragioni. C'è crisi economica, ci sono meno denari in giro ed è probabile che ci sia anche questo... e dico probabile, perché ancora i dati non li abbiamo, li misureremo tra un mese.