Federico Motta vince il braccio di ferro, Fondazione fuori dalla kermesse Ipotesi nuova sede via dal Lingotto. Oggi l'incontro con Franceschini TORINO Afebbraio era uscito dal consiglio di amministrazione della Fondazione del Libro e della Cultura di Torino. Seccato ma piuttosto criptico: «Abbiamo un ruolo troppo marginale». Ora il presidente dell'Associazione italiana editori Federico Motta torna a Torino e si prende la rivincita. Con il progetto con la Fiera Milano già forte di un preaccordo economico, e con una iniziativa speculare al sud per una Fiera itinerante che partirebbe da Bari, il braccio di ferro con Torino lo vince lui. Pur di salvare il Salone torinese, il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino e la neosindaca di Torino Chiara Appendino cedono su tutto. La proposta sarà formalizzata oggi durante l'assemblea dei soci della Fondazione, ma già ieri, durante l'incontro che si è svolto a Palazzo Civico, Regione e Comune hanno offerto ad Aie l'intera gestione del Salone. La Fondazione avrà soltanto il marchio: tutta la parte organizzativa sarà offerta all'associazione. Per Motta è un refrain: «A noi sta a cuore il Salone taglia corto La Fondazione è un problema territoriale ». Le risorse però sono fondamentali per restare a Torino: «Non esiste nessuna fiera del libro che non abbia contributi pubblici e i territori devono investire. Le risorse pubbliche non servono a foraggiare chi organizza il Salone». Nelle ultime ore, per il ruolo di presidente della nuova fase della Fondazione era circolato il nome di Gian Arturo Ferrari. Il vicepresidente di Mondadori Libri smentisce: «Mi pare di avere già troppe cariche. Sarebbe davvero inverosimile». La Regione pensa a un profilo di manager. L'attuale presidente Giovanna Milella non ha atteso oltre. L'annuncio delle sue dimissioni è arrivato pochi minuti dopo le prime notizie sull'esito dell'incontro fra i vertici delle istituzioni torinesi e Motta al termine del quale Torino ha annunciato la necessità di una nuova presidenza: «È bene restituire il mandato. Sono soddisfatta, i conti sono stata risanati », dice Milella. Torino mette dunque sul piatto la gestione del Salone, svincolata dalla Fondazione. In cambio chiede che per un certo numero di anni la Fiera del Libro si svolga a Torino. La Fondazione per il Libro si svuoterebbe dunque della sua manifestazione regina e il colloquio di oggi fra Motta e il ministro Dario Franceschini apre un nuovo fronte anche sulle scelte future dei due dicasteri, Beni culturali e Istruzione, che nella Fondazione hanno deciso di investire 300mila euro ciascuno entrando fra i soci fondatori. Rossana Rummo è il direttore generale Biblioteche e istituti culturali del ministero dei Beni culturali e oggi sarà lei a rappresentare il ministero nell'assemblea dei soci: «Se il Salone diventerà una manifestazione puramente fieristica bisognerà valutare se ha senso mantenere la Fondazione e il ministero deciderà come comportarsi. In ogni caso il ministro è stato chiaro: il nostro interesse è che resti a Torino ». Armando Colasanti sarà presente come rappresentante del ministro Stefania Giannini: «Francamente non ho ancora ben chiaro cosa può significare che il Salone lo gestirà l'Aie. In ogni caso il a noi interessa il Salone torinese sul quale abbiamo investito». Anche Intesa San Paolo, socio da pochi mesi, ha già detto la sua con il presidente emerito Giovanni Bazoli: «Non servono duplicazioni». Alla vigilia dell'incontro che si svolgerà questo pomeriggio in ministero con Franceschini, da Torino Motta non si scompone: «Lo incontrerò, ma mi pare che tutti si siano già espressi, compreso il ministro su cosi di cui io non avevo mai parlato ». La partita fra Torino e Milano è ancora aperta. Ma uno degli handicap torinesi è il "dove". Il contratto con Gl Events, che gestiva il Salone del Lingotto, sarà annullato dopo le vicende giudiziarie che hanno coinvolto i vertici. Regione e Comune sono alla ricerca del migliore contenitore alternativo. Forse Torino Esposizioni, con un ritorno lungo il Po. Domani invece sarà l'assessore milanese Filippo Del Corno a giocare le sue carte. Il messaggio dell'Aie è secco: «Faremo la Fiera dove troveremo le migliori condizioni».
TORINO - Torino si arrende all'Aie gli editori gestiranno il Salone
Il presidente dell'Associazione italiana editori Federico Motta ha vinto il braccio di ferro con la Fondazione del Libro e della Cultura di Torino, che aveva richiesto di uscire dalla kermesse. La Fondazione aveva richiesto di avere un ruolo più marginale, ma Motta ha deciso di mantenere il Salone del Libro a Torino. La Regione e il Comune di Torino hanno offerto di gestire il Salone all'Associazione italiana editori, mentre il ministero dei Beni culturali e l'Intesa San Paolo hanno espresso il loro sostegno al Salone torinese. Il ministro Dario Franceschini ha detto che il Salone torinese è importante per il ministero.
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