IL soprintendente assegna a se stesso un appartamento nella Certosa di San Martino. E lo paga mensilmente 120,39 euro a fronte di un valore di mercato di 840 euro. Finisce nei guai Fabrizio Vona, a capo del patrimonio storico e artistico e del Polo museale di Napoli dal 2011 al 2015: indagato per abuso di ufficio dalla Procura e nel mirino della Corte dei conti che gli contesta un danno erariale di 512 mila euro. Tutta colpa di due alloggi: quello a San Martino dove ha abitato e un altro a Villa Pignatelli assegnato all'ex direttore dei beni culturali Gregorio Angelini (non indagato, ndr) per un canone di 67,55 euro a fronte di un valore di mercato di 540 euro mensili. Secondo la Procura, l'ex soprintendente Vona "procurava a se stesso e ad Angelini un ingiusto vantaggio patrimoniale". Perché gli alloggi che fanno parte del demanio culturale sono regolati da una concessione del ministero che determina anche il fitto. Per il sostituto procuratore della Corte dei conti Francesco Vitiello, "Vona nella sua posizione di concedente e concessionario ha violato specifici obblighi di astensione". Dettagliata la ricostruzione normativa sugli immobili di servizio: "Non sussistono valide ragioni per ritenere che il legislatore abbia voluto riservare soltanto a una categoria di pubblici dipendenti un trattamento privilegiato per tutta la durata della carica rivestita con ingiustificato detrimento per le pubbliche entrate". L'ex soprintendente risulta anche rinviato a giudizio per aver realizzato sul terrazzo della Certosa, in zona vincolata, un abuso edilizio: una costruzione in legno con copertura metallica e porta a bussola. (alessio gemma)