VENEZIA. Non c'è solo il reato di danneggiamento aggravato dal fatto che la «vittima» sia un'opera d'arte. Il 25enne marocchino che martedì mattina è entrato nella chiesta di San Geremia a Venezia e, visibilmente alterato, ha gettato a terra un crocifisso del Settecento, causando la rottura di un braccio, rischia anche una seconda accusa: quella di «offesa alla religione dello Stato mediante vilipendio di cose». Ieri mattina sul tavolo del procuratore aggiunto di Venezia Adelchi d'Ippolito è arrivata l'informativa finale firmata dal comando provinciale dei carabinieri sull'episodio di quattro giorni fa, che ha creato un po' di scalpore in città. E il magistrato ha aperto un fascicolo contestando al protagonista di quel folle gesto il reato di danneggiamento (che è rimasto solo nella versione «aggravata», mentre quello semplice è stato depenalizzato), mentre si è riservato di valutare i profili relativi al vilipendio. L'uomo era entrato nella chiesa che si trova a due passi dalla stazione, lungo la Strada Nuova, e aveva iniziato a farfugliare delle parole. Quando è arrivato il custode della chiesa, il marocchino ha continuato affermando che «c'era qualcosa di sbagliato» in quel crocifisso e rivendicando il suo essere musulmano. Poi il colpo di matto e la rottura dell'opera d'arte. L'uomo è stato prima bloccato da alcuni turisti, poi portato in ospedale a Venezia per essere sottoposto a una visita psichiatrica. L'area dove si trova il crocifisso è stata transennata.