Funzionalità e tutela ambientale, troppi ritardi. Primi obiettivi il porto e il molo Beverello Il problema della rigenerazione urbana investe oggi tutte le grandi città europee. La soluzione auspicabile dovrebbe dettare di conformarsi universalmente a due criteri congiunti: il recupero della funzionalità e vivibilità urbana e la tutela rigorosa dei valori storico-ambientali e paesistici. Due esigenze non in contrasto tra loro, diversamente da quanto strumentalmente denunciano gli ambienti della speculazione edilizia. Napoli è fortemente in ritardo sulla strada della necessaria riqualificazione urbana, condizione primaria per avviare un processo di sviluppo duraturo e come tale capace di risolvere gli antichi nodi strutturali (economici, sociali, civili). Amministratori comunali non consapevoli dell'urgenza di tale problema sono destinati al piccolo cabotaggio, una gestione che nel migliore dei casi può ottenere risultati settoriali, ma mai tali da farsi volano di sviluppo. Lo dimostra in modo incontestabile la storia municipale di Napoli dal dopoguerra a oggi. La più grande città del Mezzogiorno vanta uno straordinario patrimonio storico-artistico, ambientale e naturale (il centro storico gode del riconoscimento Unesco quale patrimonio dell'umanità), ma lo stato attuale di abbandono può «lasciare sbigottiti», come ha detto un serio studioso. Necessitano inoltre di interventi: l'area ovest legata ai Campi Flegrei, Agnano-Astroni, Camaldoli, Capodimonte, il waterfront del porto, le periferie, che richiedono l'intesa di tre livelli istituzionali (Governo, Regione, Comune). Se le risorse finanziarie sono al momento non interamente disponibili, occorre ricercare con impegno organico altre fonti, come gli investitori esteri e gli accordi pubblico-privato. In questo momento la grande corrente degli investimenti esteri è favorevole all'Italia come mai in precedenza, anche per impiegare forti capitali nel settore delle infrastrutture e opere pubbliche. E ci sono anche i progetti già cantierabili in parte o in tutto finanziati che possono passare alla realizzazione senza altre sfasature e ritardi. Un caso che merita attenzione è quello del progetto per la riqualificazione del waterfront (da integrare con l'urgente elettrificazione delle banchine portuali per eliminare gli alti livelli di inquinamento prodotto dalle navi in sosta), che ha vinto il concorso internazionale bandito dall'Autorità portuale. Italia Nostra chiede alla nuova amministrazione comunale di valutare la corrispondenza del progetto con i criteri sopra richiamati (funzionalità e tutela ambientale). La Soprintendenza ai Beni architettonici deve a sua volta valutare rigorosamente soprattutto la parte del progetto che investe l'area del Beverello, dove le strutture progettate ripropongono le barriere che separano la città dal porto: è prevista una sopraelevata pedonale, alta 25 metri, dalla chiesa di Portosalvo alla darsena Acton (A. L. Rossi, Econeapolis , Napoli, 2012). Un enorme impatto visivo che altera la visione della mole solenne di Castelnuovo e della bellissima prospettiva della grande piazza. L'attuazione del progetto non dovrebbe subire ritardi, ma i punti qui richiamati esigono preventivamente chiarezza e necessaria revisione. Guido Donatone Presidente Italia Nostra - Napoli Gerardo Marotta Aldo Masullo, Mario Rusciano, Paolo Isotta, Aldo Loris Rossi, Eugenio Mazzarella, Giuseppe Merlino, Francesco La Regina, Vladimiro Bottone, Ugo Leone, Pietro Soldi, Luigi De Falco, Carlo Iannello