Lo studio è condotto dagli esperti del Policlinico e delle Università di Bari e Lecce Quattro scienziati al capezzale della Madonna con Bambino del '400, proveniente dall'abbazia di Santa Maria di Kàlena di Peschici. «A prima vista possiamo dire che la scultura appare recuperabile, nella struttura e nei colori» Quattro scienziati al capezzale della Madonna con Bambino lignea del '400, proveniente da Peschici, precisamente dall'abbazia benedettina di Santa Maria di Kàlena, del nono secolo. Per capire se e in quale misura la scultura sacra è recuperabile, se si possono restaurare la struttura e i colori. La statua è stata sottoposta alla Tac, la Tomografia assiale computerizzata, nell'Istituto di Neuroradiologià del Policlinico, diretto dal professor Aristide Carella. Un paziente «speciale», quindi, è entrato nel tubo tecnologico che mette in ansia purtroppo, tanti pazienti in attesa trepidante di una diagnosi. E anche di domenica il centro era in funzione, «per snellire il più possibile le liste di attesa», spiega Carella. Ma ritorniamo all'oggetto sacro, che è all'esame non solo del professor Carella, ma anche del professor Alfredo Castellano, ordinario di Archeometria all'Università di Lecce, del professor Francesco Adduci, docente di Fisica applicata ai beni culturali all'Università di Bari, e del professor Fabrizio Vona, direttore del Laboratorio di restauro della Soprintendenza ai Beni artistici, archeologici e ambientali della Puglia (sede in San Francesco alla Scarpa, nella città vecchia). I quattro e-sperti sono stati «al capezzale» della Madonna di Peschici, durante la Tac. Terminato l'esame, hanno incominciato a organizzare il materiale, il cui studio richiederà circa un mese. Ma orientativamente si può dire come sta la Madonna con Bambino lignea? «Possiamo dire che, a prima vista, la scultura appare recuperabile, nella struttura e nei colori», dicono in coro i componenti dell'equipe di studio. «Anche se - aggiungono subito -per avere un responso dettagliato occorrono i tempi tecnici della diagnostica». Cioè un mese. «La scienza - spiega Carella, che rappresenta da anni un punto di riferimento per migliaia di pazienti, non solo pugliesi - procede per gradi, non sempre, anzi forse quasi mai, può dare responsi immediati». Aspettiamo e intanto navighiamo non su internet ma nel meraviglioso mondo della scienza e della conoscenza. È come vivere una puntata di Quark in presa diretta, dal vivo, senza il filtro del teleschermo. Sul quadro luminoso dalla luce bianca sono ordinate le «foto» assiali della stupenda o-pera, alta un metro e 20 centi-metri, forse realizzata da un artista con l'aiuto di una bellissima, soave ragazza (garganica?) di 600 anni fa (della quale era segretamente innamorato?) a fare da modella. Lineamenti dolcissimi, quelli della Madonna di Peschici, un naso gentile, occhi appena a mandorla, l'ovale del viso perfetto a raffigurare la Madre di Cristo. E l'abito perfettamente modellato, coni drappeggi fermati sapientemente dalla colata di gesso, a simulare le ondulazioni della stoffa dettati dalla ferrea legge di gravita. Il Bambino? Florido e sorridente, come si addice al futuro Salvatore del Mondo. Intanto entra nella stanza una collaboratrice del professor Carella: «Professore, il paziente pro-grammato per quest'ora non può più venire». La risposta del primario: «Telefona a quelli successivi, vedi se possono venire, così finiamo magari prima». L'impegno ordinario del prezioso laboratorio diagnostico si confonde con la giornata speciale, che proietta anche scienziati di lungo corso nel pianeta delle emozioni. La statua è andata già via, è ritornata nella sua casa provvisoria, il Laboratorio di restauro di San Francesco alla Scarpa. Dove mani abilissime la restituiranno al culto e all'ammirazione dei fedeli.