Magari stavolta potrebbe essere fuori luogo, ma quando i politici parlano di parchi nazionali, c'è spesso da avere paura. I loro discorsi suonano in genere alti e perfettamente condivisibili, salvo che poi, nella realtà, quanto ne scaturisce risulta assai meno desiderabile. Così, sentendo accennare alla trasformazione dei parchi (quello dello Stelvio per la precisione) da luoghi della conservazione a volano dell'economia, è facile provare un leggero malessere. L'espressione, pur così piacevole, lascia infatti immaginare progetti come, per fare delle ipotesi, vecchie segherie trasformate in ristoranti da cinquecento posti, nuovi super potenti impianti di risalita, luoghi di ristoro, di accoglienza, di svago: strutture insomma e cioè cemento non certo selvaggio, forse intelligente, probabilmente «rispettoso del circondario» e anche «ben inserito nell'ambiente», ma comunque sempre cemento. Vogliamo che succeda ciò al parco dello Stelvio? Tanto più che se venisse dato il via al nuovo corso pur essendosi appena insediato un comitato con il compito di coordinare scelte comuni tra gli enti da cui dipende (Provincia di Trento, Provincia di Bolzano e Regione Lombardia) non è così difficile immaginare una possibile corsa all'imitazione tra i tre; della serie: «Se voi costruite una funivia, noi realizziamo una strada per minibus». Oppure viceversa. Lo scenario è volutamente pessimista, ma l'abitudine alle ambiguità del discorso politico raramente induce all'ottimismo. Turismo sostenibile è l'espressione che sempre si sente ripetere. Ma chi e come misura tale sostenibilità? Quanti visitatori per ogni ettaro di parco? Quale tipo di visitatori? Quelli che amano la riminizzazione della montagna, con baite dalle quali risuona musica rock a grande volume oppure quelli che cercano, invece, la grande natura tendenzialmente silenziosa? Il secondo gruppo avvertono le statistiche è in forte crescita, non soltanto tra gli stranieri. Per questi sempre più numerosi il parco dovrebbe essere tenuto in ordine, curato, sorvegliato, non abbandonato, con sentieri puliti e bene indicati. La sua valorizzazione non può che passare da tale strada. Per realizzare tutto ciò è stata proposta una tariffa d'ingresso: per quanto dispiaccia la prospettiva di pagare per camminare in un ambiente montano, sia pure tra i più belli che ci siano almeno in Europa, meglio un biglietto, revocabile in ogni momento, che quell'altro irrevocabile genere di volano economico
Trentino. il cemento nei parchi
Il testo discute la possibile trasformazione dei parchi nazionali in luoghi di svago economico. Il parco dello Stelvio è menzionato come esempio. I politici spesso parlano di parchi nazionali come luoghi di conservazione, ma in realtà possono portare a progetti che alterano l'ambiente. Il testo esprime preoccupazioni per la possibile corsa all'imitazione tra le tre regioni coinvolte (Trentino-Alto Adige, Alto Adige e Lombardia) e per la mancanza di una misura efficace della sostenibilità del turismo. Il testo propone una tariffa d'ingresso per il parco dello Stelvio per valorizzarlo e mantenere l'ambiente.
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