II legame tra scienze, tecnologie e beni culturali è sempre più stretto. Tra i settori che si avvalgono maggiormente delle tecnologie ci sono quelli del restauro, della conservazione e dello studio delle opere d'arte. Strettamente legati tra loro e da sempre votati alla sperimentazione, questi ambiti chiedono continuamente alla scienza nuove soluzioni. Una delle grandi sfide su cui si lavora, attualmente, è quella della non invasività. Si tratta di mettere a punto procedure e tecniche per restaurare, conservare e studiare il patrimonio artistico senza danneggiarlo o facendolo il meno possibile. È stato questo l'argomento principe chiave della conferenza Art '05 sulle Non-Destructive Investigations and Microanalysis for the Diagnostics and Conservation of the Cultura! and Envirannientai Heritage, il maggiore appuntamento internazionale per gli scienziati che si occupano di ricerca applicata ai beni culturali. Nel corso dell'evento, giunto all'ottava edizione e svoltosi quest'anno a Lecce dal 15 al 19 maggio, sono stati presentati ben 161 studi, da gruppi di ricerca provenienti da tutto il mondo. A guadagnarsi il premio per la ricerca più innovativa è stata un'equipe statunitense che ha utilizzato tecniche di microscopia XRF (X-Ray Fluorescence) per ricostruire il profilo composizionale di alcuni dipinti. Tramite un microscopio confocale a raggi X i ricercatori hanno elaborato dei modelli sulla comnosizione desii strati pittorici in funzione della loro profondità. Potendo ottenere informazioni sugli strati profondi tra i 10 e gli 80 micron, l'apparecchio ha permesso di ricostruire cronologicamente le diverse fasi della produzione di un'opera, dati fondamentali non solo per programmarne la conservazione e il restauro ma anche per documentarne eventuali modifiche e per intepretarne le vicende storiche. Una parte considerevole degli studi di diagnostica non distruttiva presentati a Lecce si basa su tecniche spettro-scopiche, ovvero sull'inter-pretazione dell'interazione che intercorre tra radiazioni e materia. E' il caso di una ricerca, coordinata dall'università dell'Aquila, che ha utilizzato vari tipi di radiazioni: XRF, infrarossi, riflettografia ultravioletta e colorimetria. La sovrapposizione dei risultati delle diverse analisi permette di carpire i segreti di affreschi e di materiali lapidei. Nel caso specifico le indagini spettroscopiche sono servite per conoscere lo stato di conservazione delle decorazioni e la natura dei materiali originari nel «monastero rosso» copto di Sohag, Egitto, del IV secolo a.C. Un altro sistema per «entrare» nella materia è quello di bombardarla di neutroni. Conosciuta come scattering, questa tecnica è stata usata per analizzare i campioni di alcune ceramiche rinvenute nei giacimenti campani di Cuma e Miseno. La ricerca, presentata da un gruppo europeo guidato da Roma Tre, ha fornito informazioni inedite sui processi di cottura delle ceramiche, elementi indispensabili per studiare la civiltà che le ha prodotte. I lavori visti fin qui richiedono misurazioni ripetute, verifiche incrociate e necessitano di tempi lunghi per fornire risultati soddisfacenti. Ma in alcuni casi servono strumenti capaci di fornire informazioni in tempo reale. Per esempio quando si tratta di monitorare l'efficacia di un intervento di restauro. Per rispondere a questa esigenza, alcuni ricercatori nordamericani, hanno pensato alla termografia, cioè alla mappatura computerizzata del calore prodotto da un corpo. L'applicazione è stata sperimentata con successo per controllare «in diretta» il comportamento delle resine e dei collanti usati per consolidare un'antica stele cinese. Molte delle ricerche esposte a Lecce sfruttano conoscenze e strumentazioni innovative, in alcuni casi applicate per la prima volta al settore dei beni culturali. Gli scienziati, comunque, continuano a lavorare anche con i cosiddetti sistemi tradizionali, perfezionando apparecchiature conosciute da tempo e migliorando metodi già consolidati. Tra questi c'è il radiocarbonio 14 - più conosciuto come C14 - la famosa tecnica di datazione su reperti di origine organica sviluppata negli anni Cinquanta dal chimico statunitense Willam F. Libby. Le sue ultime evoluzioni mirano, più che ad aumentare la precisione nella datazione, a diminuire la quantità di carbonio da prelevare e quindi la grandezza del campione da distruggere per effettuare le analisi. Uno studio texano ha confermato che è possibile estrarre dalla superficie di UTÌ artefatto Quantità di carbonio insignificanti (ne basta un milligrammo). Insieme alla non distrutti-vità, gli altri requisiti indispensabili per le tecnologie applicate ai beni culturali sono la porta tilità e l'economicità delle strumentazioni. Per gli addetti ai lavori studiare le opere d'arte nel loro contesto originale e analizzare in situ tutti quei manufatti delicati o impossibili da trasportare sono esigenze primarie. Soddisfare questi standard è l'obiettivo di un'apparecchiatura portatile per la diagnostica a ultrasuoni UPV (Ultrasonic Pulse Velocity), una delle migliori evoluzioni di una tecnologia "tradizionale1'. Messa a punto da un gruppo del Politecnico di Torino, la strumentazione permette di valutare sul posto il grado di esfolia-zione e le fratture nelle pietre di monumenti e opere architettoniche. Sebbene la maggioranza dei lavori presentati a Lecce siano stati realizzati da équipe provenienti dai Paesi tecnologicamente più avanzati nel settore - i soliti, ma con l'Italia in posizione non subordinata - non sono mancati i contributi di altre aree tra cui, in evidenza, l'Europa orientale. Si passa da uno studio sugli ingredienti organici usati da Edward Munch per le sue tele, sperimentato nella Repubblica Ceca, a un nuovo tipo di esaminare i vetri antichi, realizzato da un gruppo congiunto polacco-ungherese. Il primo, grazie alla spettroscopia, individua gli elementi organici presenti nei colori del pittore norvegese. II secondo usa procedimenti di microanalisi molecolare per ricostruire la composizione chimica di preziosi cristalli barocchi, naturalmente senza danneggiarli. Tutti casi che dimostrano come la convergenza tra le varie discipline scientifiche, considerata la tendenza dominante delle tecnologia applicata alla tutela del patrimonio artistico, sia già una realtà concreta. Per osservarne l'evoluzione bisognerà aspettare altri due anni. Il prossimo appuntamento della conferenza Art è fissato per il 2007 e dovrebbe svolgersi a Gerusalemme.
Rivoluzione nel restauro: arriva lo scattering (e non solo)
La conferenza Art '05 sulle Non-Destructive Investigations and Microanalysis for the Diagnostics and Conservation of the Cultura! and Envirannientai Heritage ha visto la presentazione di 161 studi di ricerca applicata ai beni culturali provenienti da tutto il mondo. Gli scienziati hanno lavorato per sviluppare nuove tecniche per restaurare, conservare e studiare il patrimonio artistico senza danneggiarlo. Tra le tecnologie utilizzate ci sono la microscopia XRF, la termografia, la radiocarbonio 14 e la diagnostica a ultrasuoni. Le ricerche hanno permesso di ricostruire il profilo composizionale di dipinti, analizzare i materiali lapidei e i vetri antichi, e monitorare l'efficacia di interventi di restauro.
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