Sebbene sia conosciuta da tempo, la risonanza magnetica nucleare (NMR) è considerata una delle tecnologie per indagini non distruttive applicate ai beni culturali più «promettenti e interessanti». Con queste parole la commissione scientifica del congresso leccese ha definito nella sua relazione conclusiva uno studio basato su tecniche di NMR e presentato da un gruppo del dipartimento di Fisica dell'università La Sapienza di Roma. Avvalendosi di una strumentazione portatile costruita ad hoc, i ricercatori romani hanno messo a punto un sistema che permette di analizzare, a basso costo, in modo non invasivo e in situ, una grande varietà di reperti artistici. La procedura sfrutta il principio fisico della risonanza derivante dell'incrocio tra due campi magnetici -uno statico e uno a radiofrequenza -per calcolare il contenuto d'acqua presente nella materia. Conoscere la dislocazione, la quantità e la qualità dei liquidi all'interno di un materiale, infatti, è un requisito fondamentale per studiare un'opera d'arte e per programmarne al meglio eventuali interventi di restauro e criteri di conservazione. Fino ad oggi, i metodi più diffusi per quantificare la presenza d'acqua in un manufatto artistico non hanno mai raggiunto un compromesso accettabile tra invasività e precisione e non sono mai riusciti a ottenere informazioni sugli strati più profondi dell'oggetto senza distruggerlo. Il fisico Luca Senni, collaboratore dell'equipe coordinata dal profes-sor Francesco De Luca e dalla dottoressa Cinzia Casieri, spiega come funziona l'NMR-MOUSE, lo strumento-chiave del lavoro presentato a Lecce. «Facilmente trasportabile, versatile ed economica nell'uso, questa macchina è in grado di mappare l'umidità, le impurezze, l'eterogeneità e la porosità di un materiale». «Grazie a una serie di test di laboratorio condotti insieme all'università della Tuscia e ai laboratori scientifici dei Musei Vaticani - continua Senni -abbiamo messo a punto un modello che ci ha permesso di calcolare il contenuto d'acqua su campioni di diverse specie di legno». Dopo questa prima fase sperimentale, il metodo è stato applicato con successo, in collaborazione con l'Istituto Centrale per il Restauro, su due tavole pittoriche di Sebastiano del Piombo (1485-1547) custodite nel museo civico di Viterbo. Durato sei mesi, il monitoraggio delle tavole ha permesso di raccogliere importanti informazioni, come la distribuzione interna dell'acqua e le possibili cause del essiccamento superficiale delle opere d'arte. I dati verranno usati sia per il restauro della pellicola pittorica sia per definire le modalità più appropriate per esporre al pubblico le tavole. Analogamente a quelle sul legno il gruppo ha portato avanti ricerche anche su materiali lapidei. E' il caso del teatro greco-romano di Taormina, dove le misure diagnostiche hanno permesso di conoscere meglio tecniche e materiali di costruzione. La stessa apparecchiatura, inoltre, viene sperimentata con successo nella scansione automatizzata, una procedura che permette di costruire mappe NMR di intere superfici. L'NMR-MOUSE nasce nel 1996 come prototipo di scanner mobile e viene utilizzato inizialmente dall'industria chimica e da quella agroalimentare. Lo strumento, oggi ribattezzato rnq-ProFiler, serve a controllare la qualità degli pneumatici, dei cibi e di numerosi altri prodotti. La riuscita della suo impiego in campo artistico testimonia l'eccellenza raggiunta dai nostri scienziati nelle ricerca applicata ai beni culturali e rappresenta uno stimolo a sostenere maggiormente questa nicchia tecnologica, nella quale l'Italia può e deve primeggiare.
La risonanza magnetica? Ora è sperimentata sui quadri del Cinquecento
La risonanza magnetica nucleare (NMR) è una tecnologia per indagini non distruttive applicata ai beni culturali promettente. Un gruppo di ricercatori dell'università La Sapienza di Roma ha sviluppato un sistema di NMR portatile per analizzare reperti artistici senza invasività e a basso costo. Il sistema utilizza il principio della risonanza per calcolare il contenuto d'acqua presente nella materia. La tecnologia è stata applicata su due tavole pittoriche di Sebastiano del Piombo e ha permesso di raccogliere informazioni importanti sul restauro e sulla conservazione. La stessa apparecchiatura è stata utilizzata anche nella scansione automatizzata di superfici e ha mostrato successo nell'industria chimica e agroalimentare.
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