Un viaggio attraverso gli itinerari battuti dai pellegrini diretti in Terra Santa e successivamente meta di religiosi e viandanti tra fede e voglia di paesaggio La pietra bianca delle cattedrali romaniche, il verde delle campagne con gli ulivi, la maestosità dei borghi antichi. I tempi frenetici della modernità hanno determinato la riscoperta dell'educazione alla lentezza e al camminare. La via Francigena pugliese può risvegliare una ricerca più laica (come nel volume di Alcide Pierantozzi, «Tutte le strade portano a noi», Laterza), o sensibilità più mistiche, come nel saggio di Sergio Valzania, «Andare per le Cattedrali di Puglia», edito da Il Mulino. Lontani da wi-fi e caricatori di smart phone, in una parola dalla eccedente modernità, si può riscoprire in Puglia l'anima profonda ed eterna del pellegrino, del viandante alla ricerca dei luoghi dell'anima, accompagnati dai segni fatali del genius loci. Per Valzania, autore televisivo ed accademico, la via Francigena pugliese, seguendo il tracciato dei fedeli che dalla Capitale nel periodo del Medioevo si dirigevano a Brindisi per poi solcare l'Adriatico verso i luoghi sacri della Terra Santa, può incantare per la bellezza di un itinerario ricco di sorprese, che unisce le cattedrali di Ruvo e Bitonto con il rigore semplice della Basilica di San Nicola a Bari. «I viandanti, i pellegrini tratteggia Valzania nella sua opera non si fermano mai ad ammirare un paesaggio, come fanno invece gli automobilisti (). Camminando si diventa parte del territorio che si attraversa, lo si conosce da dentro e non si prova il desiderio di osservarlo dal di fuori, anzi, l'idea stessa di estraniarsi dal luogo nel quale ci si trova per assumere l'atteggiamento di chi cerca una bellezza paesaggistica appare incomprensibile». Il sudore e la fatica del cammino diventano strumenti per ritrovare «una quiete psicologica», con il «pellegrino è libero di lasciare che i ricordi di viaggio si depositino nella mente con il disordine delle foglie che cadono dagli alberi». Non solo devozione religiosa, o cattolicesimo rigenerato dal connubio tra fede e natura: camminare per la via Francigena pugliese è una scelta di cura per la propria esistenza, perdendo il proprio sguardo nelle geometrie di borghi centenari e di architetture dove l'arte declina il genio italiano. Il rosone di Ruvo, la meraviglia del mosaico del grifo a Bitonto e le venature ecumeniche nella cripta della Basilica di San Nicola, dove si incrociano preghiere in russo, canti popolari in dialetto barese, e versi del rito antico in latino sono tanti tasselli del mosaico incantato del territorio pugliese. Da riscoprire rinunciando ai ritmi tribali delle giornate postmoderne, scommettendo nel vincere e l'eventuale stanchezza i propri limiti in un cammino a piedi, tra lentezza, dolcezza dei paesaggi e ricerca interiore di equilibrio.
Il fascino della Via Francigena
La via Francigena pugliese è un itinerario che segue il tracciato dei fedeli medievali che si dirigevano a Terra Santa. La via è ricca di sorprese e unisce cattedrali, basiliche e borghi antichi. I viandanti non si fermano solo ad ammirare i paesaggi, ma diventano parte del territorio che attraversano. Il cammino diventa un'esperienza di cura per la propria esistenza, con la possibilità di lasciare che i ricordi di viaggio si depositino nella mente. La via Francigena pugliese è un'opportunità per riscoprire l'anima profonda ed eterna del pellegrino, del viandante alla ricerca dei luoghi dell'anima.
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Luogo