Di questi tempi è la polemica sul "muro" di piazza Rovetta che illumina il confronto ancora una volta sul rapporto fra arte e storia. Premetto che più modestamente questo tema è solo una occasione per introdurre alcune altre considerazioni e per parlare di quante pareti ci sono, storicamente rilevanti, su cui interessarsi. Ed in aggiunta vi è l'attenzione delle istituzioni, in questi giorni, per quello che si definisce decoro. Il tema è, appunto, il rispetto che dovrebbe imporsi per la storia condivisa nella città e nella diffusa conoscenza del passato. In via Nino Bixio, l'antica via dei Fiumi, vi è un palazzo che offre alla nostra conoscenza una lapide romana: «Famam Trascendere Factis Fatale Hoc Agidarie Gentis Opus». Ma anche ed ancora, con l'eleganza delle dolci architetture, finestrelle tardo gotiche tipiche della dominazione veneziana. Ora tutto ciò è offeso, insultato da pasticci frutto dell'ignorante presunzione e della mancata conoscenza. Lapide e resti architettonici sono quasi sovrastati dalla sporcizia di presunte libertà di espressione. Nell'ormai già lontano 1972 sull'unico giornale che allora ci raccontava della nostra città apparve un lungo e intenso articolo sulla storia e sul restauro di quel palazzo. «Le sorprese di Brescia antica sono inesauribili. Ogni opera di restauro in antichi palazzi nella città vecchia, porta alla luce testimonianze di un passato ancora tutto da scoprire». Oggi vedere queste cose belle insultate da scritte, colori e disegni che non rappresentano arte nel confronto con il passato, ma solo espressione della volgarità meriterebbe ben più attenzione. Trasformare le affermazioni nella reale azione a favore della città consentirebbe di rincorrere le tante cose belle che Brescia offre in tanti luoghi. Nell'articolo citato si diceva: «Queste nuove scoperte documentano l'importanza della zona nell'antichità. Perché dunque non far rivivere questa parte indubbiamente fra le più belle della nostra Brescia?». Dobbiamo riconoscere che tanto si è fatto, nel quartiere del Carmine, per rispondere a quella domanda, ma oggi tanto resta da fare per non gettare quanto dal passato ci è stato regalato. A proposito la scritta della lapide romana racconta di come: «Superare la fama già acquisita con nuove imprese, ecco il compito assegnato dal fato alle genti Agidarie». In fondo quelle genti potremmo essere noi.