L'annuncio del Comune all'assemblea di CoopCulture. Il Pecci al centro del progetto PRATO. Prato si candiderà a «Capitale della cultura italiana». La corsa partirà solo l'anno prossimo o nel 2018, ma l'intento politico è stato reso esplicito ieri mattina dall'assessore alla Cultura Simone Mangani, al termine del suo intervento alla tavola rotonda sul tema della valorizzazione dei territori organizzata da CoopCulture al museo del Tessuto. «Prepareremo la programmazione per la candidatura, non tanto per il contributo economico che va alla città vincitrice ha spiegato Mangani quanto perché si tratta di un mezzo straordinario per ragionare con tutti gli interlocutori della città su un progetto culturale comune». La giunta comunale ha messo nero su bianco nel piano di gestione del prossimo triennio la volontà di candidarsi. «La candidatura a capitale della cultura italiana ha detto l'assessore a margine dell'evento di CoopCulture è iniziata concettualmente nel 1964 con la riapertura del Teatro Metastasio. Rimaniamo un distretto industriale, ma non è detto che non si debba valorizzare la cultura pratese». Il museo delle arti contemporanee Luigi Pecci e la rete delle altre istituzioni culturali pratesi saranno al centro del progetto a cui l'amministrazione si appresta a lavorare. L'annuncio di Mangani ha fatto da contorno all'assemblea di CoopCulture, tra le più note realtà cooperative italiane impegnate nella fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale, in cui è stato presentato e approvato il bilancio e rapporto di sostenibilità 2015. La tavola rotonda che ha seguito l'evento moderata dal direttore del Corriere Fiorentino Paolo Ermini ha visto intervenire anche il presidente di CoopCulture Giovanna Barni, il professor Matthias Henkel dell'università di Berlino ed il direttore generale della Fondazione Matera Basilicata 2019 Paolo Verri. Quest'ultimo, prendendo le mosse dal successo della candidatura materana a «Capitale della cultura europea 2019», ha spiegato l'importanza di investire in progetti che mirino a valorizzare quanto c'è di buono in un territorio. «A Matera ha detto Verri ci siamo chiesti in che direzione sarebbe andata la cultura fra 25 anni, senza badare a recuperare ciò che si era perso nel tempo». Un'esperienza di cui Prato ora può fare tesoro.