Masè: vincolo sostenibilità. Zortea: conservazione intelligente. Toffolon: basta economia I presidenti dei parchi trentini si mostrano cauti sulla visione tracciata dal ministro Galletti. «Bene il ruolo dei parchi nello sviluppo economico locale, ma senza cedere al business» avverte Joseph Masè. Mentre Giacobbe Zortea parla di «conservazione intelligente». Duro Beppo Toffolon. TRENTO. Le visioni non sono univoche. O, almeno, non su tutti i punti. Di fronte all'appello lanciato dal ministro dell'ambiente Gian Luca Galletti dal palco del teatro Sociale sul ruolo delle aree protette (Corriere del Trentino di ieri), i presidenti dei due parchi trentini (Adamello Brenta e Paneveggio Pale di San Martino) si mostrano cauti. «I parchi aveva sottolineato Galletti nel corso del «Tour 2016» di Coldiretti nascono per la tutela del territorio, però oggi abbiamo bisogno di una governance dei parchi che li aiuti a farli diventare anche motore di sviluppo dell'economia locale, perché dentro i parchi c'è un patrimonio economico elevatissimo e noi dobbiamo essere nelle condizioni di poterlo sfruttare». Parole alle quali Joseph Masè dà un'interpretazione positiva. Ponendo però dei paletti precisi. «Condivido la posizione di Galletti quando sottolinea il ruolo che i parchi potrebbero avere nello sviluppo dell'economia locale» osserva il presidente del parco Adamello Brenta. Che precisa: «Credo sia giunto il momento di prestare maggiore attenzione al ruolo che l'ente può avere nello sviluppo economico delle comunità locali, ma con la dovuta attenzione e senza scordare che il compito primario del parco è quello della protezione della biodiversità e che non tutte le forme di sviluppo sono condivise dal parco, ma solo quelle sostenibili». Come il turismo responsabile, la manutenzione dei sentieri, la ricerca scientifica, «strumenti dice che vengono già attuati dal parco e che contribuiscono allo sviluppo dell'economia locale». Sul coinvolgimento di imprese, invece, Masè invita alla cautela. «Non vorrei avverte il presidente che assegnando un ruolo alle imprese nella governance dei parchi diminuisse sia il coinvolgimento dei Comuni sia l'attenzione della Provincia con il potenziale pericolo che l'obiettivo primario della conservazione ceda il passo a quello dei business, che spesso mal si concilia con la tutela della biodiversità». «Il parco non è solo conservazione» spiega Giacobbe Zortea, alla guida dell'ente con sede a Villa Welsperg. «Ora prosegue è tempo di fare un salto di cultura. La conservazione oggi è accettata da tutti i portatori di interesse: tutti sanno che nel parco esistono dei vincoli e non li contestano. Si deve puntare a una conservazione intelligente, a progetti in grado di abbinare conservazione e promozione turistica, come quello che abbiamo avviato sulla lana Lamon. Abbiamo mille possibilità da mettere in campo». E aggiunge: «Del discorso di Galletti mi è piaciuto il riferimento al legno. Il problema è che in Italia nella lavorazione si usa legno nazionale solo per il 10-15. Si dovrebbe intervenire per aumentare questa percentuale. Per quanto ci riguarda, promuoviamo la filiera corta anche in questo campo». Intanto, ad attaccare il ministro è la Lav. Che non ha gradito le dichiarazioni di Galletti sui lupi. «Secondo il ministro afferma Massimo Vitturi se il numero di lupi resterà eccedente ne potranno essere uccisi fino al 5 ogni anno. Un'affermazione senza fondamenti scientifici perché gli animali selvatici non sono mai eccedenti rispetto a un territorio».