Così è stata cambiata la legge Marson. «Ora rischio scempi». «No, modifiche minime» Cambi di destinazione d'uso più semplici e più poteri dei Comuni (a scapito della Regione). Sono le due modifiche più significative alla legge urbanistica toscana che, insieme al Piano paesaggistico, fu la colonna portante del progetto dell'allora assessore regionale Anna Marson per mettere uno stop al consumo del suolo. Ora, quella legge è passata di nuovo al vaglio del Consiglio regionale, che l'ha emendata, con l'obiettivo di limarne alcuni passaggi. La giunta di Enrico Rossi decise di metterci di nuovo le mani a gennaio, la commissione Ambiente del Consiglio cominciò a discuterne lo scorso marzo. Martedì è arrivata l'approvazione in aula: scopo, correggere alcuni refusi, armonizzare le norme con la legislazione nazionale e, ancor di più «semplificare ed alleggerire i procedimenti», per dirla con Stefano Baccelli (Pd). Dalle opposizioni, arriva il no della sinistra e dei Cinquestelle, che temono che le nuove norme possano aprire allo «scempio del territorio». Ma al di là della condanna delle opposizioni e malgrado il Pd affermi che le modifiche hanno solo carattere tecnico, il nuovo testo presenta cambiamenti sostanziali. Alcuni dei quali rischiano di riaprire il dibattito che accompagnò le riforme di Marson. Quando l'allora assessore, nel 2014, fece approvare la legge urbanistica, le associazioni degli agricoltori riconobbero che con le nuove norme era diventato assai più semplice avere l'autorizzazione per costruire annessi agricoli. Ora, gli emendamenti aprono a cambi di destinazione d'uso abitativi: il rischio, almeno teorico, è che la costruzione di un annesso possa essere il primo passo per aumentare i metri cubi a scopo residenziale. Inoltre, le modifiche all'articolo 25 rendono più facile evitare di dover sottostare al parere della Conferenza di co-pianificazione (Regione, Comune e cittadini) sulle trasformazioni urbanistiche, lasciando in molti più casi la responsabilità nelle sole mani dei Comuni. Uno degli obiettivi della legge del 2014 era proprio quello di ridurre i poteri di sindaci e Consigli comunali, costruendo una «regia» regionale. Ora, «la disciplina rurale è oggetto di corpose modifiche», per dirla con la relazione introduttiva della riforma. Ma, mentre il centrodestra si dichiara insoddisfatto della svolta, il Pd rivendica la maggiore chiarezza delle norme. E proprio a questo scopo ha istituito una «Banca dati dei pareri» in materia di governo del territorio, così da garantire l'uniformità di interpretazione della legge. E Enrico Rossi? «La legge è rimasta integra, non ci sono modifiche sostanziali dice il governatore Ci sono state modifiche procedurali minime che si sono rese necessarie alla luce della sperimentazione di questa legge, che peraltro ha dato già buoni risultati. Ha dimostrato che si che si può fare programmazione urbanistica lasciando stare i terreni ancora agricoli».