Sgarbi: «I lavori pubblici non possono essere solo rotatorie e tangenziali, si investa in beni culturali» LIVORNO. Il caso delle terme liberty del Corallo a Livorno sono la riprova di un equivoco che regna nel nostro Paese: «I lavori pubblici sono soltanto investimenti in rotatorie e tangenziali. È lavoro pubblico anche recuperare un bene culturale abbandonato: se lo Stato investisse in questo patrimonio culturale un decimo di quel che spende per le autostrade casi come questo non ci sarebbero. Ma non lo sanno perché sono ignoranti come capre». Parola di Vittorio Sgarbi: l'ha detto in diretta a "Ballarò", la trasmissione tv di RaiTre, dopo il collegamento da Livorno con Eva Giovannini. Tema: il Corallo come emblema della Grande Bellezza che l'Italia deve riscoprire. È stata proprio l'inviata livornese di Ballarò a ricordare ai telespettatori a casa quel che non potevano vedere se non quando la telecamera ha puntato lo sguardo oltre il cancello: le terme sono chiuse dal '68 dopo l'incendio che le devastò ma la mazzata finale l'ha data la costruzione del cavalcaferrovia. A raccontare come i cittadini si sono mobilitati (e cosa il Corallo potrebbe essere) sono i volontari di Reset e dell'associazione Terme del Corallo, a cominciare da Silvia Menicagli, la "pasionaria" che si è battuta per 16 anni per recuperare l'ex stabilimento termale (Giovannini l'ha raffigurata come «una appassionata Don Chisciotte»). La giornalista le chiede: ma com'è stato possibile che sia rimasto in abbandono per quasi mezzo secolo? «Ce lo chiediamo anche noi», dice Menicagli: «È un posto magnifico». C'è anche Lietta Corsi Puccini, figlia dell'ultimo direttore dello stabilimento termale, e ci sono i coniugi Maffei, che qui si conobbero tanti tanti anni fa... Di cosa c'è bisogno adesso? Lo spiega Letizia Biacchi di Reset: l'affidamento in "adozione" da parte delle istituzioni alle due associazioni per un certo numero di anni. I volontari ricordano anche le migliaia di mail inviate al governo per partecipare alla ripartizione del budget di 150 milioni messo a disposizione da Palazzo Chigi per far tornare in vita beni culturali in abbandono. Fra i volti livornesi spicca anche quello del capitano di fregata Gregorio De Falco, l'ufficiale che intimò al comandante Schettino di tornare a bordo della nave. «Sì, sono salito a bordo di quest'avventura: l'ho fatto per senso civico. Ciascuno ha dato un piccolo contributo per rendere possibile il sogno di tutti». La passione delle persone è contagiosa: l'ha dimostrato il fatto che gli appuntamenti con le operazioni di pulizia nelle scorse settimane sono state un tam tam fra i cittadini: un esercito di persone, al di là di ogni aspettativa, si è riversato nel giardino di questo tesoro nascosto. Ma Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum, interviene da studio per dire che è importantissimo il ruolo dei cittadini ma non può essere un alibi per le strutture statali per restare con le mani in mano, tanto c'è qualcun altro che ci pensa.