UN PROGETTO DELL'UNIVERSITÀ DI PALERMO PORTA SULL'ISOLA CINQUE GIOVANI PROFUGHI OSPITI DI UN CONSORZIO DI MARSALA TRAPANI. Ogni mattina raggiungono l'imbarco storico, salgono sul battello e approdano a Mozia, dove affondano le mani nella storia. Cinque giovani migranti, per un mese e mezzo, trasformati in archeologi là dove gli scavi stanno portando alla luce, ancora una volta, nuove scoperte: una cavità nell'edificio "J", 15 neonati seppelliti all'interno di anfore nella necropoli a cremazione, un cippo a forma di obelisco con epigrafia punica e un incensiere. Sull'isola che fu un'antica città fenicia, la IV missione archeologia dell'Università di Palermo, in convenzione con la Soprintendenza per i beni culturali di Trapani e con l'ospitalità della Fondazione Withaker, è iniziata il 30 maggio, ma questa volta insieme a una ventina di studenti del corso di archeologia, a partecipare al campo scuola ci sono anche giovani pachistani, senegalesi e gambiani, tra i 19 e i 30 anni, ospiti del Consorzio Solidalia con cui è stato stilato, insieme al Comune di Marsala, un protocollo d'intesa. Sullo scavo, diretto da Gioacchino Falsone, ordinario di archeologia Fenicio- Punica e Orientale all'Università di Palermo e da Rosella Giglio responsabile del servizio per i beni archeologici della Soprintendenza di Trapani, i giovani "prestati" all'archeologia resteranno fino alla conclusione della missione, prevista il 15 luglio. Il progetto è nato da un'idea di Falsone, conoscitore del mondo arabo e per anni impegnato nelle campagne di scavo in Siria: non solo è una novità per il territorio, ma soprattutto un'importante opportunità di integrazione che pone giovani di nazionalità e condizioni diverse a confronto sullo stesso piano, quello della cultura e della memoria. «Cerchiamo sempre dice Falsone di stabilire un legame con il territorio in cui scaviamo e questi giovani, che incontriamo sempre transitando per le campagne, ne sono parte integrante. Da qui è nata l'idea di far si che questo tirocinio formativo rappresentasse un'opportunità anche per loro sia in termini di integrazione che di apprendimento, in un contesto in cui a operare sono solo volontari e, dunque, si è tutti nelle stesse condizioni». Nella zona nord orientale dell'isola, diretti sul campo da Paola Sconzo docente all'Università di Tubinga, si lavora in due aree di scavo: l'edificio monumentale "J" e la vicina necropoli arcaica. È in queste due zone, nel punto più vicino alla terra ferma, che la campagna si è aperta con nuove scoperte, come una cavità, che non non è ne un pozzo ne una cisterna, nell'edificio monumentale "J" e la sorpresa che la necropoli non ospita solo adulti, ma ci sono anche sepolture di bambini inumati o cremati. E tra le scoperte anche un incensiere e un cippo a forma di obelisco che si rifà ai modelli egizi.