Una sala tenuta sotto chiave durante il sopralluogo dei funzionari statali. Al suo interno, 14 preziosissimi affreschi di fine quattrocento rappresentanti le virtù profane. Ma questo, la Soprintendenza ai beni culturali non lo sa, perché in quella stanza nessuno l'ha mai fatta entrare. E quindi, la redazione di un documento in cui si attesta che l'immobile "non deve essere gravato da vincoli di interesse storico e artistico". Ha inizio così, per l'accusa, la triste rovina di Palazzo Spreca e degli affreschi contenuti al suo interno: un immobile dall'indiscusso valore artistico, ora irrimediabilmente deturpato. Perché, quelle pitture che prima ornavano la principale sala del palazzo, sono state staccate e vendute. Così come l'edicola lavabo che riportava lo stemma dell'antica casata Spreca. Alla sbarra, con l'accusa di danneggiamento, ricettazione e violazione delle norme sul patrimonio artistico, il proprietario dell'edificio di Santa Maria Egiziaca, Egidio Calistroni, e l'antiquario umbro presso il quale sono stati ritrovati gli affreschi, Emo Antinori. La vicenda ha inizio nel 2012, quando un esperto di storia dell'arte nota in esposizione alla Biennale di Roma alcune delle virtù profane dipinte nel Quattrocento e che sapeva essere a Viterbo. Immediata la segnalazione alla polizia e l'avvio delle indagini. "Siamo andati a fare un sopralluogo dichiara in aula il funzionario di polizia giudiziaria Felice Orlandini, uno dei 29 testimoni dell'accusa abbiamo ritrovato la sala in cui gli affreschi avrebbero dovuto essere, grazie ad un documento del 1912 in cui ogni ambiente del palazzo veniva descritto minuziosamente. La stanza era chiusa a chiave e il proprietario non voleva farci entrare. Abbiamo dovuto fare pressione". Poi la scoperta. All'interno ponteggi e calcinacci. Pareti da cui erano stati staccati pezzi di intonaco. Presumibilmente quello affrescato e rivenduto all'antiquario di Spoleto. In aula sono scintille tra accusa e difesa: da un lato, il procuratore capo Auriemma si oppone ad ogni domanda della controparte. Dall'altro, gli avvocati degli imputati puntano i piedi: il documento della Soprintendenza c'è. Se il palazzo non ha alcun interesse artistico, il proprietario avrebbe potuto farne quello che voleva. Entrambi sono pronti a dare battaglia. Prossima udienza a novembre.
VITERBO-'Palazzo Spreca, affreschi nascosti alla Soprintendenza'
Un'inchiesta ha scoperto che 14 affreschi del Quattrocento, rappresentanti le virtù profane, sono stati staccati e venduti. Gli affreschi erano stati tenuti in una stanza chiuse a chiave al Palazzo Spreca di Viterbo. La Soprintendenza ai beni culturali non lo sava. Un documento del 1912 descrive la stanza e gli affreschi. La polizia ha scoperto la sala dopo aver fatto pressione sul proprietario. Gli affreschi sono stati venduti all'antiquario di Spoleto. Il proprietario e l'antiquario sono accusati di danneggiamento, ricettazione e violazione delle norme sul patrimonio artistico.
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