Villa Fini, la storica villa veneta, un anno dopo giace ancora distrutta. Il proprietario, un medico, si sfoga: «Non ho avuto nessun aiuto, dalla Regione una proposta ridicola. Da solo non posso ricostruirla». Poi spunta il paradosso: non può nemmeno rimuovere le macerie. «È un bene vincolato». DOLO. Anche i fiocchi azzurri sulla rete di recinzione di villa Fini sono rimasti uguali. «L'8 luglio del 2015 racconta Antonio Piva, proprietario della storica villa, simbolo della devastazione del tornado mia figlia era incinta, mio nipote è nato ad agosto. Ho deciso di lasciare lì quelle ciocche, mi ricordano che la vita continua». La vita va avanti, ma restano le rovine del passato. Perché da quel pomeriggio indimenticabile di dodici mesi fa, non è cambiato assolutamente nulla. Le macerie della villa seicentesca sono sempre allo stesso posto, così come le sculture e le altre meraviglia di un gioiello dell'architettura veneta completamente distrutto. «Non ho avuto nessun aiuto continua Piva né dallo Stato, né dal Comune. La Regione mi ha fatto una proposta ridicola, che sembra una presa in giro: 50 mila euro per ogni milione speso, con un massimo di 150 mila euro di spesa. Sa quanto ci vuole per ricostruire villa Fini? Dieci milioni di euro. Io sono un medico, ma non posso permettermi una cifra simile». La cosa assurda è che Piva non solo non può ricostruire, ma non può nemmeno rimuovere le macerie. «E' un bene vincolato, e il Ministero e l'istituto ville venete non mi hanno nemmeno concesso l'autorizzazione a rimuoverle. Mi servono i permessi e non me li concedono. L'unica cosa che mi hanno comunicato, con un'ordinanza, è stato di recintare l'area per evitare episodi di sciacallaggio». La situazione, insomma, non si è sbloccata. E difficilmente si sbloccherà, date le premesse. «Senza aiuti io non ricostruisco, mi dispiace aggiunge Piva io non pretendo nulla, so che ci sono persone che hanno perso tutto e non voglio mettermi davanti a loro. Però cercate di capirmi, nessuno ha avuto danni paragonabili ai miei. Io adesso vivo ospite da amici, ad Arzergrande. A Villa Fini non tornerò più, immagino. Farò un mutuo e mi comprerò un appartamento». La Riviera, per il momento, è sempre più lontana. «Non ci passo nemmeno davanti. Mi viene da piangere ogni volta, è tremendo. L'amarezza più grande è per tutti i politici che hanno usato la Riviera e villa Fini come una vetrina elettorale». Villa Gasparini confina con villa Fini. È un hotel, ed è stato ricostruito in pochi mesi. Verrà inaugurato proprio l'8 luglio. «Abbiamo avuto danni inestimabili racconta la proprietaria, Micaela Pegorer abbiamo dovuto ricostruire il tetto, i muri interni, mobili antichi da buttare. La popolazione è stata meravigliosa, domani li ringrazieremo all'inaugurazione. Ci sono stati vicini come dei fratelli, sono stati splendidi. In quei momenti ricordo una situazione pazzesca: sangue, feriti, il rumore dell'elicottero, i sommozzatori che cercavano i corpi nelle auto. E la gente disperata, in lacrime, a terra. In quei momenti pensi solo: adesso cosa faccio? La mia vita se ne è andata in un attimo». Anche per loro, però, dalle istituzioni è arrivato ben poco. «Lo scandisco bene: niente. Questo ci hanno dato Stato e Regione. Neanche una pacca sulla spalla».