Di cultura si mangia, anche in Emilia-Romagna. Lo dicono i dati diffusi dalla ricerca di Symbolia e Unioncamere che piazza Bologna e la regione nei primi posti in Italia per i trend di crescita di valore aggiunto (e occupazione) del settore produttivo culturale e ricreativo che l'anno scorso ha toccato quota 7 miliardi e 698 milioni in regione. Con la cultura si mangia, anche in Emilia-Romagna. Tanto per avere un'idea, l'anno scorso il sistema produttivo culturale e creativo della regione ha prodotto un valore aggiunto di 7 miliardi e 698 milioni di euro (l'8,6 del totale del Paese) e il settore ha dato complessivamente occupazione a 136 mila lavoratori, il 9,1 del totale dell'industria culturale in Italia. La fotografia del nostro oro nero è stata scattata dal rapporto Io sono cultura, un report realizzato della Fondazione Symbola e da Unioncamere, che prova a raccontare come con i musei, le gallerie, i festival, i beni culturali, il cinema ma anche il design, l'architettura, la comunicazione e l'enogastronomia si possa provare a sfidare la crisi e quale parte della torta del Pil del Paese si possa conquistare con queste armi. Ogni euro prodotto dalla cultura ne produce altri 1,8 in altri settori ed è così che i quasi 90 miliardi prodotti dal sistema produttivo culturale e creativo italiano diventano alla fine 249 miliardi, un valore enorme, pari al 17 del Pil, con il turismo come principale beneficiario di questo effetto volano. Nel Paese il sistema produttivo culturale dà lavoro a 1,6 milioni di persone. La ricerca della fondazione presieduta da Ermete Realacci rivela che anche se in valori assoluti l'Emilia è ancora lontana dal Lazio e dalla Lombardia è però in testa alle classifiche se si considera la crescita negli ultimi anni. La ricerca distingue tra le attività core della cultura (valorizzazione del patrimonio storico e artistico, industrie culturali) e quelle che sfruttano la contaminazione culturale e creativa da parte delle imprese attive in altri settori. E in questo ultimo settore spicca l'Emilia-Romagna e si distingue Bologna: nel rapporto si cita un esempio emblematico, cioè l'esperienza del Mast (Manifattura di arti e sperimentazione e tecnologia) della famiglia Seràgnoli. Ma è soprattutto il trend ad essere interessante: l'Emilia, insieme al Trentino, alla Valle d'Aosta e alla Puglia, è nelle prime posizioni per il miglioramento delle quote di incidenza del valore aggiunto e dell'occupazione. Negli ultimi quattro anni (dal 2011 al 2015) il valore aggiunto del settore in regione è cresciuto dello 0,45, solo Valle D'Aosta e Marche hanno fatto meglio. Stesso discorso vale anche per l'occupazione, che ha fatto segnare un 0,43 negli ultimi quattro anni, dietro Valle d'Aosta e Trentino. In termini assoluti i valori non sono certo stratosferici, ma nello stesso periodo preso in esame altre regioni non sono cresciute o addirittura hanno perso occupati . A livello di province, invece, Bologna si colloca al nono posto in Italia per valore aggiunto prodotto dal settore (la quota sul totale è del 7,1), un buon dato che però la vede dietro Modena ed Ancona. Il capoluogo emiliano è invece settimo per la quota di occupati sul totale del settore. Il dato di Modena si spiega perché nella classifica si considerano anche le professioni artigianali che valorizzano l'estro del Made in Italy. Se infine si considera la dinamica di crescita registrata negli ultimi quattro anni, Bologna balza al settimo posto in Italia e la provincia è la sesta in Italia dove è maggiore l'incidenza delle imprese nel sistema produttivo e culturale. Il rapporto di 270 pagine passa in rassegna tutte le esperienze innovative in tutti i campi della cultura e molti sono gli esempi bolognesi che vengono citati. Tra questi il rapporto segnala il corso di progettazione di un prodotto animato introdotto dal Dams, la start up Musixmatch, che ha realizzato un motore di ricerca che permette di rintracciare testi musicali su un archivio di 7 milioni di canzoni in 38 lingue diverse e che è entrata nell'orbita di Spotify, ma anche la mostra sulla Street art «Banksy co.» ospitata a Palazzo Pepoli e accompagnata dal clamoroso gesto di protesta di Blu che ha deciso di cancellare le sue opere dalla città. Per avere un'idea dell'ampiezza del settore preso in considerazione dalla ricerca e di come vada declinato il concetto di cultura in questo ambito, basti pensare che tra le esperienze virtuose italiane viene citato anche lo spazio Borgo22 a Bologna, un progetto di coworking a cui ha collaborato anche l'associazione di immigrati di seconda generazione Next Generation Italy. Se davvero aveva ragione Bob Marley (citato nel rapporto di Symbolia e di Unioncamere) quando diceva che «le cose più belle non sono perfette ma sono speciali» allora Bologna, anche senza dover consultare tutte le classifiche, è ben piazzata nella sfida del futuro .
Corriere della Sera
6 Luglio 2016
Emilia Romagna. La cultura vale oro. Pil da sette miliardi
OL
Olivio Romanini
Corriere della Sera
La ricerca di Symbolia e Unioncamere ha rilevato che l'Emilia-Romagna è tra le prime regioni italiane per il trend di crescita del valore aggiunto e dell'occupazione nel settore produttivo culturale e ricreativo. Il sistema produttivo culturale e creativo della regione ha prodotto un valore aggiunto di 7 miliardi e 698 milioni di euro l'anno scorso, con un aumento del 0,45 rispetto ai quattro anni precedenti. La fotografia del settore è stata scattata dal rapporto "Io sono cultura", che racconta come la cultura possa sfidare la crisi e creare valore aggiunto in altri settori.
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Bene culturale
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