Molti ancoraggi in cemento resteranno a fondo lago, diventando tana per pesci L'Autorità di bacino del lago d'Iseo ha deciso: i blocchi in cemento che ancoravano Floating Piers ad una profondità inferiore ai 40 metri resteranno sul fondo del lago. La loro rimozione potrebbe smuovere inquinanti (soprattutto fosforo) mentre ora verranno trasformate in «tane» per favorire il deposito di uova dei pesci. Non tutti i 150 blocchi in cemento adagiati sul fondo del lago per ancorare la passerella di Christo verranno rimossi. Quelli che si trovano ad una profondità tra i 30 ed i 40 metri non verranno toccati. Anzi. Verranno «arricchiti» di ceppaie e fascine, per creare un habitat il più possibile adatto alla riproduzione della fauna ittica. È questa l'importante decisione concertata l'altro ieri dall'Autorità di Bacino Lacuale dei laghi di Iseo, Endine e Moro e lo staff tecnico di Floating Piers. Entrambi sono consci delle criticità presenti sul fondo del lago: la grande quantità di sedimenti, tra cui soprattutto il fosforo, prodotti da decenni di mancata depurazione civile e industriale, potrebbero essere «smossi» dal ripescaggio degli ancoraggi da 5,5 tonnellate l'uno, andando a peggiorare la qualità già pessima delle acque. Una criticità denunciata al Corriere dal professor Marco Pilotti, docente di Idraulica alla facoltà di Ingegneria di Brescia, tra i massimi conoscitori dello stato ecologico del Sebino. Pilotti ha invitato apertamente le istituzioni a lasciare tutti i blocchi di calcestruzzo sul fondale («diverranno gesso nei prossimi mille anni) e ad utilizzare «i soldi buttati» per il loro recupero in interventi che servano a migliorare lo stato del lago. Un aspetto, quello del posizionamento e dalla rimozione dei blocchi, che non era stato affrontato nella conferenza dei servizi tenutasi in Regione nell'aprile 2015, per la quale non si è ritenuto necessario iniziare una Via (valutazione d'impatto ambientale) relativa alle ricadute in termini ambientali dell'intera opera. «Abbiamo deciso di rimuovere gli ancoraggi che si trovano a profondità superiori ai 90 metri spiega Giuseppe Tobias Faccanoni, presidente dell'Autorità di Bacino del lago . Verranno riportati in superficie con l'ausilio di apposite boe gonfiate con aria (lo stesso procedimento utilizzato per il loro posizionamento). Operazioni che verranno svolte con grande cautela, stando attenti a smuovere il meno possibile i sedimenti del fondale. Per ogni blocco serviranno dai 10 ai trenta minuti prima che risalga in superficie. E chiederemo il supporto di Arpa per ogni operazione: i tecnici regionali misureranno la quantità di fosforo prima e dopo la rimozione». Faccanoni ricorda anche che a quelle profondità non vivono pesci (il lago e che quindi le conseguenze per la fauna ittica saranno minime. Se gli ancoraggi verranno rimossi nel tratto di passerella dove il lago è più profondo (tra Sulzano e Montisola) si è scelta un'altra strada per quei blocchi che si trovano a profondità minori: «penso al tratto tra Sensole e l'isola di San Paolo prosegue Faccanoni dove il fondale presenta una cresta. Sentito prima il parere di Regione, Arpa e dell'Ats, si pensa di lasciare sul fondale quei corpi morti, che possono addirittura costituire un habitat interessante per i pesci; stiamo pensando di applicargli delle fascine o delle ceppaie, per creare un habitat naturale all'ittiofauna, dove i pesci possono riprodursi. Logicamente si andrà a rimuovere il cordame che legato agli ancoraggi». Un'operazione che idealmente va a proseguire i progetti finanziati da Fondazione Cariplo (circa un milione di euro) per ricreare habitat naturali all'ittiofauna con la deposizione di ceppaie, alberelli e fascine. Ma non bastano i tentativi di ripopolare di pesci il lago. Gli va ridato l'ossigeno che ha perso. I dati Arpa parlano chiaro: la concentrazione di fosforo tra la superficie e i 250 metri di profondità è mediamente di 70 microgrammi al litro, quando 50 anni fa si trovavano pochissimi microgrammi. Fosforo (ma anche azoto) causano l'iperproduzione di microscopiche alghe che si mangiano l'ossigeno. Da qui il fenomeno di eutrofizzazione. «I mali del lago arrivano in prevalenza dalla Valcamonica prosegue Faccanoni che è priva dei depuratori necessari, mentre i paesi lacustri sono completamente collettati ai depuratori di Paratico e Costa Volpino». Stando ai dati dell'Ato di Brescia vanno ancora allacciati al depuratore di Esine i comuni di Bienno-Prestine, Capo di Ponte, Sellero, Berzo Demo; mentre mancano all'appello 6 degli 11 milioni necessari per realizzare un depuratore a Malonno, a servizio dei Comuni di Edolo, Sonico e Malonno. «Ma il problema è ben più serio incalza Faccanoni non bastano i collettamenti se la stragrande maggioranza delle case è priva di impianti fognari. Un problema per il quale servirebbero decenni». Faccanoni invece non ravvisa particolari criticità per l'iper produzione di reflui causato dall'afflusso record di persone: «Il collettamento sul lago c'è e ricordo che c'erano moltissimi bagni chimici a ridurre il carico del depuratore di Paratico».
Christo, via al piano ecologico
L'Autorità di Bacino del lago d'Iseo ha deciso di rimuovere alcuni ancoraggi in cemento che ancoravano la passerella Floating Piers ad una profondità inferiore ai 40 metri. I blocchi verranno riportati in superficie con l'ausilio di boe gonfiate con aria e verranno trasformati in tane per favorire il deposito di uova dei pesci. Non tutti i 150 blocchi verranno rimossi, solo quelli a profondità tra i 30 ed i 40 metri. Altri blocchi verranno arricchiti di ceppaie e fascine per creare un habitat naturale. La decisione è stata presa per evitare di smuovere inquinanti come il fosforo che potrebbero peggiorare la qualità delle acque.
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