C'erano una volta i sette nani, carini in quanto innocui e con i loro nomi da nanetti: Cucciolo, Eolo, Brontolo, Mammolo, Pisolo, Gongolo e Dotto. Adesso, a Milano, ci sono i sei o sette giganti che, in quanto giganti, dovrebbero mettere paura (almeno nelle fiabe) e anche questi hanno già assunto nomignoli un po' mostruosi: il dritto, lo storto, il curvo, il lungagnone più qualche corpo sottomisura come la coccinella (Auditorium Unicredit). Il bosco verticale è quasi un'onomatopea. Il prossimo marziano che spunterà dal sottobosco urbano sarà la Torre Unipol di Porta Nuova. Un bello sviluppo, innescato dalla giunta Albertini, che ha portato in città questi grattacieli del capitalismo finanziario internazionale, tutti edifici rigorosamente hi-tech e vagamente decostruzionisti e tutti con un loro potere iconico, tanto da poterli riconoscere e nominare. Non è però cresciuta, nel suo complesso, la cultura urbana, la città come luogo della condivisione: prova ne sia che questi lungagnoni sono tutti ubicati in spazi definiti quando non recintati, e poco hanno da dire rispetto allo svuotamento del centro storico, al degrado delle periferie e alla perdita di potere simbolico della città. La loro estetica presenza conferisce a Milano lo skyline di alcune megalopoli extraeuropee popolate da non-luoghi mentre le nostre città, nello scacchiere globale, dovrebbero porsi come territori della memoria. Penso che dopo la stagione dei grattacieli di design si dovrà tornare anche al progetto della ricucitura e del lavoro sulle tracce del passato. Che poi si chiamino con nomignoli tipo storto, curvo e non Velasca (che era il nome di un governatore spagnolo) segna un po' una perdita di funzione commemorativa dell'architettura. Del resto, è prima di tutto la politica ad usare l'architettura per stereotipi nominalistici quando parla di tavolo, percorso, progetto, casa comune, buon vicinato, ascensore sociale, scala mobile e via dicendo. La speranza è che questi begli oggetti un po' stranieri possano trovare nel corso della loro vita (non lunga) dei nomi intelligenti. Un tempo, sia in Italia che all'estero, i grandi palazzi assumevano il nome dei committenti (le distillerie Seagram, il Rockefeller center, da noi il grattacielo Pirelli) mentre oggi sembra prevalere quello della loro forma (la scheggia, la supposta...). Sarebbe anche auspicabile che possano ospitare al loro interno tracce della memoria di Milano. L'unica preghiera: non facciamo un concorso online.
Milano. Nomi all'altezza dei grattacieli
A Milano, ci sono i sei o sette giganti, che hanno assunto nomignoli mostruosi. Questi grattacieli del capitalismo finanziario internazionale sono rigorosamente hi-tech e iconici, ma non hanno contribuito a crescere la cultura urbana. La loro estetica conferisce allo skyline di Milano un aspetto simile a quello di altre megalopoli extraeuropee. Le città dovrebbero essere luoghi della condivisione e della memoria, non solo di potere e di profitto. La speranza è che questi grattacieli possano trovare nomi intelligenti e ospitare tracce della memoria di Milano. È auspicabile che non vengano visti come oggetti da concorso online.
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