Il rischio? Sollevare inquinanti. «Lasciate giù il cemento» I riflettori accesi da Floating Piers possono essere un'occasione imperdibile per approfondire le tematiche ambientali che affliggono il lago d'Iseo. Ne abbiamo parlato con il professor Marco Pilotti, docente di Idraulica alla facoltà di Ingegneria di Brescia, tra i massimi conoscitori delle acque del Sebino, che lancia un appello all'artista e alle istituzioni: meglio non rimuovere gli ancoraggi in cemento posizionati sul fondale. Potrebbero smuovere inquinanti. Professore, il lago d'Iseo è storicamente ammalato da decenni di sversamenti civili e industriali causati da un'inefficiente depurazione. Come sta il lago? Sta migliorando? Cosa si è sedimentato sul fondale? «L'attenzione mediatica dell'evento Floating Piers ha finalmente creato un qualche interesse verso lo stato di salute del Lago d'Iseo, che amo profondamente e che auspico non ricada nell'oblio una volta spenti i riflettori. Tuttavia nei dati Arpa non vedo grandi miglioramenti. La concentrazione di fosforo totale media tra zero e 250 metri di profondità oscilla attorno a 70 microgrammilitro e quella media al di sotto dei 50 metri attorno ai 90. Si consideri che nel 1967 queste concentrazioni erano trascurabili, pari a pochi microgrammi litro. Oggi le acque sono anossiche sotto 150 metri di profondità, un tempo quasi totalmente ossigenate: abbiamo reso inabitabile un quarto del volume del lago. Il lago ha bisogno da subito di un'attenta politica mirata alla sostanza dei problemi, non all'apparenza». Il ponte galleggiante è stato ancorato al fondale da 150 basamenti di cemento da 5,5 tonnellate l'uno. Riportarli in superficie può creare il rimescolamento dei sedimenti (fosforo ma anche Pcb, diossine e metalli pesanti) presenti sul fondale? «Certamente non farà bene al lago. Il primo metro di sedimenti ha una contenuto d'acqua dell' 80. Dentro quest'acqua la concentrazione di tutti i composti derivanti dalla mineralizzazione della materia organica è molto più elevata di quella dell'acqua del lago sovrastante ed è evidente che meno si toccano i sedimenti di un lago profondo meglio è. Quindi non mi è chiaro il senso del recupero di questi ormeggi. Lasciati al loro destino, i blocchi di calcestruzzo sepolti nei sedimenti diverranno gesso nei prossimi mille anni. Invito nuovamente ad utilizzare i soldi buttati nel loro recupero per cercare strade che consentano di migliorare lo stato del lago. Non si tratterà di una cosa semplice». Dai dati Arpa pare di capire chela vera criticità è l'eutrofizzazione e quindi l'eccessivo apporto di fosforo. Quali azioni servono per ridurlo? «Questa è la vera sfida, resa più complessa dal cambiamento climatico che sta rendendo tutto più difficile. È un problema troppo articolato per parlarne in poche battute. Diciamo, per usare una frase di moda, che dovremmo fare "whatever it takes" e siamo ben lontani dal farlo. Non dobbiamo però aspettare troppo, perché ad un certo punto il problema diverrà ingovernabile». Per quanto tempo si dovrà convivere i sedimenti depositati sul fondale? «Non c'è nulla di male nel convivere con i sedimenti che sono asintoticamente destinati a diventare le rocce. Il problema è che se vengono smossi o se il fondo diviene privo di ossigeno questi sedimenti possono iniziare a rilasciare il fosforo accumulato nel passato, in una misura che potrebbe rendere molto più difficile la già precaria azione di controllo ambientale. Grazie ai fondi di Fondazione Cariplo stiamo studiando proprio questo aspetto».
Corriere della Sera
5 Luglio 2016
Floating Piers. Via allo smontaggio: i nodi dell'operazione
PI
Pietro Gorlani
Corriere della Sera
Il professor Marco Pilotti, esperto di idraulica, ha sollevato preoccupazioni sul recupero dei riflettori galleggianti del ponte Floating Piers dal lago d'Iseo. Secondo il professore, smuovere i riflettori potrebbe smuovere inquinanti, come il fosforo e i metalli pesanti, presenti sul fondale del lago. Il lago d'Iseo è afflito da decenni di inquinamento civile e industriale, e le acque sono anossiche sotto 150 metri di profondità. Il professore invita a utilizzare i fondi per migliorare lo stato del lago, piuttosto che recuperare i riflettori.
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