Un'occasione per scoprire lo Studio Museo Francesco Messina, piccola gemma tra le collezioni civiche, ambientato nella chiesetta sconsacrata di San Sisto in pienissimo centro. Uno spazio suggestivo dove ha lavorato per anni il celebre scultore, di origini siciliane ma milanese d'adozione. Oggi l'aula dell'edificio seicentesco ospita spesso, oltre alla raccolta permanente delle opere di Messina, esposizioni temporanee: inaugura questa sera alle ore 17.30 la mostra «Il mio nome è cavallo. Immagini tra Oriente e Occidente», aperta fino al 25 settembre (via San Sisto 4a, mar.-dom. ore 10-18, ingresso libero, tel. 02.88.44.79.65) . Ideata da Maria Fratelli e curata da Chiara Gatti, la rassegna è promossa da Comune di Milano, Servizio Case Museo e Progetti Speciali, e prodotta da Officina Libraria. Particolare il patrocinio di ICOM, International Council of Museums, che in questi giorni ha scelto proprio Milano come sede per il suo Congresso triennale. Non a caso il titolo della mostra si ispira al romanzo «Il mio nome è Rosso», del premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, che ha partecipato ieri all'evento d'inaugurazione del Congresso. Come nel romanzo, ambientato tra i miniatori della corte di Istanbul a fine '500, protagonista della mostra è l'iconografia del cavallo: il percorso propone venti preziose opere in cui sono raffigurati altrettanti nobili destrieri. I pezzi arrivano da culture ed epoche diverse, a testimoniare che un dialogo, magari attraverso l'arte, è sempre possibile: si va dall'antica Roma alla Persia, dalla Turchia all'Italia rinascimentale. Tra le opere esposte un mosaico romano con «Auriga», una testa equina dal Louvre di ambiente Sasanide, IV secolo d.C., argento con dorature (foto) , un cavallino scolpito iraniano dall'Institut du Monde Arabe di Parigi, un'armatura per cavalli ottomana del Mudec, un manoscritto del XIV secolo della Biblioteca Trivulziana, una testiera Baraki di provenienza persiana del Museo Poldi Pezzoli.