Il sindaco: spiegheremo il progetto alla città. Ovazioni per Christo «Spero che la grande Brera possa essere una delle opere del mio mandato. Siamo già a buon punto con i lavori di ingrandimento nel palazzo Citterio e presto spiegheremo alla città il progetto che intendiamo realizzare». Così il sindaco Giuseppe Sala ha ufficializzato ieri l'impegno di portare a termine un cantiere aperto da 40 anni. L'ha fatto davanti al ministro della Cultura Dario Franceschini e ai 3.300 delegati arrivati da 130 Paesi per la conferenza generale dell'Icom, il Consiglio internazionale dei musei, che ha scelto di riunirsi a Milano in occasione dei suoi 60 anni. In realtà, la notizia che i lavori di Brera finiranno nel 2018 era già stata confermata lo scorso maggio dal direttore James Bradburne quando aveva ricevuto i fondi dal ministro Franceschini, essendo Brera un museo statale. Da parte sua, però, il sindaco può accompagnare virtuosamente il progetto creando una collaborazione con gli altri musei della città. Già in scadenza di mandato, l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno si era visto con Bradburne «per condividere le linee di un approccio sistemico all'offerta museale della città», ha spiegato. «Il Novecento e il contemporaneo caratterizzano fortemente la città e la grande Brera, con l'ampliamento degli spazi per le collezioni del Novecento, diventa importante per la valorizzazione dell'intera Milano». Ma per la verità nei pensieri di Sala non ci sono solo i grandi progetti. In sintonia con la «Dichiarazione di Milano» che verrà votata dall'assemblea Icom al termine dei lavori, il sindaco ha voluto aggiungere che l'altra sfida del suo mandato saranno le periferie. «Vogliamo dare maggiore autonomia ai nostri musei e riportarli nei quartieri periferici non come sedi di rappresentanza, ma come centri vivi e partecipati di cultura in dialogo con le scuole e il territorio». Le linee guida della «Dichiarazione di Milano» indicano infatti che i musei devono diventare presidi territoriali per la tutela del patrimonio materiale e immateriale (storia, economia, società, tradizioni). Un'attenzione, si potrebbe tradurre, più glocal che global. Come dire che i McDonald's dell'arte come il grande Louvre, la Tate Modern di Londra che ha appena aumentato gli spazi del 60 per cento, o i ciclopici musei di Asia e Medio Oriente sono ormai progetti vecchi. Questa conferenza Icom sarà l'apoteosi dei piccoli e degli ecomusei, di cui l'Italia è campione. Solo in Lombardia, il 60 per cento sono civici locali. Ad anticiparne poeticamente la lode è apparso in videocollegamento da Istanbul Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura e creatore del micro museo dell'Innocenza. Nel suo applauditissimo intervento ha parlato contro le istituzioni nate durante gli Imperi. «È finita l'epoca dei grandi musei che rappresentano lo Stato e tengono lontana la gente. I musei non devono raccontare la Storia delle Nazioni, ma la vita degli individui». Dopo Pamuk è arrivato Christo, fresco del successo del milione e 200 mila camminatori sui suoi «Floating piers» sul lago d'Iseo. Qualcuno ha tentato di provocarlo ricordandogli la dimensione grandiosa dell'opera. Ma lui non si è scomposto: «Nessuno può comprare quel lavoro e nessuno l'ha pagato tranne me: nessuna multinazionale, nessuno sponsor. Da domani sparisce. La sua distruzione è la mia libertà». Applausi scroscianti.
La grande Brera è più vicina. Ora musei anche in periferia
Ieri, il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha ufficializzato l'impegno di portare a termine il cantiere per l'ampliamento del museo di Brera, che è stato aperto da 40 anni. Il progetto, che prevede l'ingrandimento del palazzo Citterio, è stato confermato lo scorso maggio dal direttore James Bradburne. Il sindaco ha anche affermato che vuole creare una collaborazione con gli altri musei della città per valorizzare l'offerta museale di Milano. Inoltre, Sala ha sottolineato l'importanza di dare maggiore autonomia ai musei e riportarli nei quartieri periferici, come previsto dalla Dichiarazione di Milano.
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