Dai Civici a Brera: nel primo semestre del 2016 incrementi fino al 20 per cento Da Brera al Poldi Pezzoli, nel primo semestre di quest'anno i visitatori dei musei milanesi sono aumentati rispetto allo stesso periodo nell'anno scorso. Il semestre dell'Esposizione universale non aveva portato un boom di ingressi, ma adesso i dati dimostrano che proprio il grande lavoro di preparazione di Expo ha prodotto un'onda lunga di effetti, che in alcuni casi ha sollevato fino a oltre il 30 per cento l'incremento dei visitatori. Resta il punto debole del Cenacolo, la cui biglietteria è in mano a una rete di agenzie private. La storica d'arte Alessandra Mottola Molfino spiega: «Milano possiede il più ricco agglomerato di musei pubblici e privati che esista in Italia. Quello che manca è una buona relazione con le trasformazioni urbanistiche della città». C'è una buona notizia che farà da viatico ai lavori dell'Icom, la 24esima conferenza del Consiglio internazionale dei musei che da oggi introdotta dalle lectio magistralis di Christo e del premio Nobel Orhan Pamuk riunisce a Milano oltre tremila addetti da oltre 130 Paesi per discutere sul tema «Musei e Paesaggi culturali». Confrontando i dati di ogni museo, infatti, dal più grande, Brera, al più piccolo, il Poldi Pezzoli, si scopre che nel primo semestre di quest'anno i visitatori sono addirittura aumentati rispetto allo stesso periodo nell'anno di Expo. Si sapeva che l'Esposizione internazionale non aveva portato un boom, ma i dati dicono che il grande lavoro svolto in preparazione di Expo è stata un'onda lunga che in certi casi ha sollevato fino a oltre il 30 per cento l'incremento dei visitatori rispetto al primo semestre dell'anno scorso. Partiamo da Brera che aveva chiuso il 2015 con un totale di 324.800 ingressi. Nel primo semestre 2016 sono già oltre 162 mila, dove quasi il 15 per cento in più rispetto ai corrispettivi mesi di marzo, aprile, maggio e giugno 2015 si deve all'introduzione dei due Dialoghi: «Lo sposalizio della Vergine» di Raffaello a confronto con quello di Perugino e «Il Cristo morto» del Mantegna faccia a faccia con quelli di Annibale Carracci e Orazio Borgianni. La strategia di Bradburne nessun prestito per tre anni, niente grandi mostre, solo valorizzazione della collezione permanente sembra dunque funzionare. Passiamo ai dati del museo più piccolo, il Poldi Pezzoli. Sempre confrontando i primi semestri, quest'anno la casa museo di via Manzoni ha fidelizzato 35.253 visitatori contro i 39.617 del primo semestre 2015. Ma il dato va analizzato più da vicino perché, in realtà, i mesi da marzo a giugno vedono prevalere il 2016 rispetto al 2015 con un più 31,4 per cento nel solo scorso mese di maggio per un incremento totale del 16,1 per cento in questi ultimi quattro mesi. Se consideriamo che è in corso la mostra di un artista contemporaneo, Giulio Paolini, infinitamente meno popolare dell'esposizione delle tre dame del Pollaiolo (realizzata prima dell'apertura di Expo) e dei Macchiaioli dello scorso anno, il dato è davvero sorprendente. Il Poldi Pezzoli incassa dunque gli interessi di anni di lavoro più che intensi per avviare aperitivi in terrazza per i giovani sotto i 30 anni (di grande successo), eccellenti attività didattiche, visite guidate, conferenze, presenza sui social, sinergie con gli altri musei milanesi e la città. Stessa sorpresa dalle Gallerie d'Italia che non ha tratto alcun vantaggio da Expo: quest'anno ha già messo a segno 190.795 presenze contro le 187.160 dell'intero 2015. Un raddoppio clamoroso, trainato dalla mostra di Francesco Hayez e dall'icona del Bacio, Per quanto riguarda i musei civici, l'incremento totale dal primo semestre 2015 a quello 2016 è stato del 20 per cento. Se si considera che anche l'incremento annuo 20142015, era stato del 20 per cento, si capisce che la performance è dovuta al lavoro quotidiano svolto. In dettaglio: i musei del Castello hanno avuto un incremento del 61 per cento nei cinque anni 2010-2105. Il museo del Novecento del 42 per cento. E anche un «piccolo e dimenticato» come il museo del Risorgimento è riuscito a fare un più 17 per cento. Un altro di nicchia, l'Acquario, porta a casa una performance quinquennale positiva del 30 per cento grazie a mostre e conferenze. Fondamentale, per tutti i musei, risulta la direzione: se a capo del museo c'è una persona lungimirante, innovativa, che sa motivare il gruppo dei collaboratori (nei musei civici dove il capo supremo è Claudio Salsi, le donne sono la stragrande maggioranza), allora si possono portare a casa risultati incredibili come quello del museo archeologico che, pur senza capolavori, grazie alla tenacia di Donatella Caporusso, può fregiarsi di una performance che arriva addirittura al più 70 per cento. Il Mudec, a gestione mista, metà pubblica e metà privata, porta a casa oltre 310 mila visitatori nel primo anno di vita, ma è ancora in cerca di una sua identità. E infine, in questo bilancio positivo, resta il punto debole del Cenacolo (museo statale gestito dal Mibact), la cui biglietteria è in mano a una selva di agenzie private che dà la sgradevole sensazione di una trappola per turisti.
Milano. Musei, il balzo dei visitatori
I musei milanesi hanno registrato un aumento del 20% dei visitatori nel primo semestre del 2016 rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Il lavoro di preparazione di Expo ha prodotto un'onda lunga di effetti, con alcuni musei registrando incrementi del 30% o più. Brera, il museo più grande, ha registrato un aumento del 15% con l'introduzione dei due Dialoghi. Il Poldi Pezzoli, il museo più piccolo, ha registrato un aumento del 16,1% con la mostra di Giulio Paolini. Le Gallerie d'Italia non hanno tratto alcun vantaggio da Expo, ma hanno registrato un raddoppio di presenze con la mostra di Francesco Hayez.
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