VERONA. In due giorni, sia la guardia di Sicuritalia Francesco Silvestri che il fratello Pasquale Ricciardi Silvestri si sono visti negare la possibilità di lasciare quel carcere di Montorio in cui si trovano rinchiusi dal 18 marzo scorso per il «colpo del secolo» messo a segno ai danni del museo di Castelvecchio. VERONA. Libertà, o quantomeno domiciliari, rigettati a entrambi. Nello spazio di due giorni, sia la guardia di Sicuritalia Francesco Silvestri che il fratello gemello Pasquale Ricciardi Silvestri si sono visti negare la possibilità di lasciare quel carcere di Montorio in cui si trovano rinchiusi dal 18 marzo scorso per il «colpo del secolo» messo a segno ai danni del museo di Castelvecchio la sera del 19 novembre 2015. Da quando sono stati fermati su richiesta del pm Gennaro Ottaviano con le accuse di rapina a mano armata e sequestro di persona in concorso con una gang di moldavi, i due fratelli originari di Castellamare di Stabia hanno dato versioni completamente diverse: assistito dall'avvocato Stefano Poli, il vigilante che quella sera si trovava in servizio al museo e che secondo gli inquirenti avrebbe agito da «basista» per agevolare il saccheggio dei 17 dipinti, continua a negare qualsiasi coinvolgimento nel colpo fruttato, secondo la procura, un bottino storico-artistico da 17 milioni di euro. Tutt'altra linea, invece, quella perseguita da Pasquale Ricciardi (il cognome diverso si spiega perché venne dato in adozione): tutelato dal legale Teresa Bruno, il fratello della guardia fin dall'inizio ha ammesso di essere contattato dai moldavi per la rapina ma ha nel contempo escluso di aver partecipato direttamente al colpo.A quanto pare, però, i giudici non credono ad alcuno dei due fratelli. E la riprova giunge proprio dalle ultime due decisioni giunte giovedì dal gip Raffaele Ferraro, che ha rigettato la richiesta di alleggerimento della misura pervenuta da Silvestri Ricciardi, e ieri pomeriggio dal Riesame di Venezia, che ha nuovamente respinto l'istanza di revoca della carcerazione presentata dal vigilante. All'udienza di ieri al Tribunale della Libertà non ha presenziato il pm Ottaviano, che finora aveva sempre espresso la propria contrarietà ai domiciliari e che martedì aveva ascoltato Silvestri nel corso di un interrogatorio in cui il vigilante ancora una volta ha ribadito la sua «totale estraneità al colpo». I tre moldavi nascosti la sera prima nel cortile di Castelvecchio? Dice di non averli visti. L'aver rimosso il sedile posteriore dell'auto? Non lo uso mai per comodità, sostiene. Il serbatoio quasi pieno? Non ero mai in riserva, è la sua tesi. L'I-phone resettato dopo l'interrogatorio? Si è effettuato automaticamente, ribatte. A suo dire, «era stato mio fratello Pasquale, tempo prima, a farmi alcune domande sulla sicurezza al museo, ma non mi aveva detto a che scopo», è la versione di Francesco, che aveva già depositato al pm un memoriale scritto di suo pugno. E mentre le motivazioni del Riesame di ieri non sono ancora state rese note, si scopre invece che giovedì il gip ha negato la revoca, o almeno la sostituzione, della misura detentiva a Ricciardi Silvestri perché ritiene che «permangono inalterate le esigenze cautelari» nonostante l'avvenuto ritrovamento dei dipinti in Transinistria per mano della polizia ucraina il 6 maggio scorso: «Non sono intervenuti fatti "nuovi" - si legge nell'ordinanza di rigetto - se non il recupero dei quadri trafugati, circostanza che tuttavia attiene più propriamente al pericolo di inquinamento probatorio». E la ragione è lo stesso gip a spiegarla: a suo avviso, Silvestri Ricciardi avrebbe agito da «anello di collegamento tra la banda di moldavi che ha materialmente eseguito il colpo e la guardia giurata Francesco Silvestri che ha operato "dall'interno" in concorso con i rapinatori». Al fratello del vigilante, non possono essere concessi neppure i domiciliari con il braccialetto elettronico (una delle eventualità prospettate dalla difesa pur di lasciare Montorio). Il motivo? «I braccialetti non sono disponibili».